Montezemolo: "Restituite le tasse a chi le ha pagate"

Il presidente di Confindustria attacca l'ala radicale:
"Impedisce il taglio delle spese e frena la crescita". Poi dice: "Al voto subito?
Prima i Poli
cambino la
legge elettorale. Sì al modello
tedesco,
garantisce
stabilità&quot;<br />

nostro inviato a Capri (Napoli)

Poco fiducioso nei confronti della classe politica, ma contrario alle manifestazioni più estreme dell’antipolitica. Per nulla soddisfatto da un governo paralizzato dai «veti della sinistra radicale», ma convinto che prima di tornare alle urne si debba fare una riforma elettorale. In mancanza di meglio, quella tedesca. Luca Cordero di Montezemolo pensava di lanciare il messaggio più forte del convegno di Capri, l’ultimo al quale partecipa da presidente di Confindustria. Ma di mezzo ci si è messo Paolo Mieli e il suo applauditissimo annuncio di divorzio dal governo che un anno fa aveva contribuito a far nascere. E così al presidente di Confindustria è toccato anche il ruolo del pompiere. «Ho sentito prima applausi per chi diceva andiamo subito al voto, ma io dico, e lo dico forte a nome di tutti gli imprenditori, andiamo prima a cambiare la legge in modo di mettere il paese in condizioni di essere governato, se no facciamo solo una nuova campagna elettorale», ha detto ai colleghi imprenditori, riprendendo le tesi illustrate venerdì al convegno da Franco Marini, Massimo D’Alema e Giuliano Amato.
In realtà Montezemolo queste cose le aveva dette qualche anno fa. Solo che adesso il «pit stop» per far ripartire il Paese è diventato un «patto a termine» per le riforme. Un accordo tra «le forze più responsabili» del centrodestra e del centrosinistra per introdurre i cambiamenti necessari perché «chiunque sia il pilota, con questa macchina l’Italia il mondiale non lo vince». E chi non dovrebbe essere incluso in questo patto lo si capisce dalla condanna ai politici che «rincorrono il voto» invece di governare. Chi parla «di truppe del Lombardo-Veneto pronte a marciare su Roma per una non meglio precisata guerra di liberazione». Cioè Umberto Bossi. E il ministro che «diffonde dati allarmistici e sbagliati sulla desertificazione». Cioè il responsabile dell’Ambiente Alfonso Pecoraio Scanio. Quanto al sistema elettorale, Confindustria continua a preferire il maggioritario doppio turno alla francese. Ma visto che non c’è consenso «il sistema tedesco da molti anni assicura stabilità e governabilità e comporterebbe una drastica riduzione del numero dei partiti». L’obiettivo deve comunque essere quello di «mettere i cittadini in condizioni di decidere», «garantire governabilità» ed «eliminare i troppi veti dei piccoli partiti». Ciò che non serve è una legge elettorale all’«amatriciana» che «ci porterebbe diritti al disastro».
Montezemolo non include le riforme strutturali dell’economia tra le materie di una eventuale intesa bipartisan. Ma anche la politica economica è una nota dolente. In primo luogo per il protocollo sul Welfare, sotto il tiro della sinistra radicale. «La legge Biagi non si tocca - avverte - e se si modifica una virgola non ci stiamo. Ci sono parti che anche a noi non piacciono. Noi avremmo lasciato lo scalone Maroni così come è. Ma come ha chiesto il governo, un accordo di quel tipo o lo si sottoscrive o lo si respinge».
Tra le cose da fare c’è la riforma della contrattazione, favorendo il secondo livello. Ed «è arrivato il momento di ridare qualcosa indietro a chi le tasse le paga per davvero. Parlo degli operai delle fabbriche e degli impiegati, che hanno la trattenuta in busta paga. In questo Paese si pagano troppe tasse, perché le pagano troppo pochi, e chi le paga le paga anche per chi evade. Soprattutto, si vuole sapere dove vanno a finire le tasse degli italiani. Sicurezza, infrastrutture, servizi, è là che dovrebbero andare». L’altro problema è la spesa: «Bisogna avere il coraggio di tagliare le spese improduttive, nelle quali vanno a finire le tasse. Ci vogliono meno spese, più investimenti e meno tasse», là dove invece, osserva parlando della Finanziaria, «i veti della sinistra radicale hanno impedito qualsiasi taglio della spesa pubblica che frena la crescita». Il confronto con i sindacati sulla detassazione del lavoro va fatto partire subito. Perché «se io vinco il Gran premio devo avere la possibilità di premiare chi ha contribuito a ottenere questo risultato».