Montezemolo: "Riforma dello Stato o gli investimenti sono a rischio"

Il presidente di Confindustria torna a incalzare governo, poli e sindacati: "Non è un problema solo di legge elettorale, ma di Stato complicato, costoso, difficile. Dobbiamo attrarre gli stranieri"

Ascoli Piceno - "Se non si riforma lo Stato, in Italia non viene più nessuno e quelli che ci sono vanno via. Questi sono i dati... Cambiano i governi e, non è un problema di centrodestra o centrosinistra, non cambia niente". Il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, torna a incalzare il governo i Poli. "Non è un problema solo di legge elettorale - ha spiegato - ma di stato così complicato, così costoso, così difficile".

"Investimenti bassi" Lo Stato, ha spiegato ancora Montezemolo ad Ascoli Piceno per incontrare i giovani, "sta diventando insopportabilmente complicato: burocrazia, costi, servizi inefficienti". Secondo il presidente degli industriali, "non possiamo continuare ad attrarre nel nostro paese meno del 2% degli investimenti perchè il paese non è più competitivo: da troppi anni non si decide e non si fanno riforme". Occorre, dunque, ha ribadito Montezemolo, "riformare lo Stato, il potere del primo ministro, Camera, Senato, rivedere alcuni punti della costituzione, federalismo fiscale e riforma elettorale".

"Si produce poco: dalle università alle Camere" Oltre alla riforma istituzionale, occorre risolvere anche il problema della produttività del paese: "Si produce troppo poco nelle università, nella camera, nel senato e nelle imprese. Ognuno deve fare la sua parte". Lo Stato, secondo il presidente di confindustria, "deve fare di più: infrastrutture, ricerca, riforme. Le imprese devono fare ancora di più", anche se la crescita degli ultimi anni c’è stata grazie al traino delle aziende, "non l’ha portata la cicogna".

"Il sindacato abbandoni atteggiamenti vecchi" Montezemolo ha anche ribadito l’invito al sindacato a "uscire da atteggiamenti vecchi. Per la produttività abbiamo bisogno di poter pagare di più chi lavora di più, chi è più bravo, abbiamo bisogno di dire forte che gli interessi degli imprenditori sono gli interessi di chi lavora nelle imprese". Oggi, ha ricordato, "chi lavora nelle fabbriche, ha uno stipendio fisso e paga le tasse, è pagato troppo poco. Abbiamo bisogno che tra lo stipendio che uno si mette in tasca e il costo per le aziende la forbice diminuisca. Questo è un grande tema su cui lavorare, uscendo da lungaggini e rituali con i sindacati". Ma occorre fare in fretta, perché "il mondo non aspetta i tempi, i rituali, le lungaggini della politica italiana e delle relazioni sindacali italiane".