Montezemolo sul Tfr: «Distanti dal governo e stupiti dai sindacati»

Il presidente di Confindustria da Helsinki: «Il trasferimento della liquidazione all’Inps è un atto forzoso, mi meraviglia il silenzio dei confederali. Questa politica non favorisce la crescita»

Antonio Signorini

da Roma

«Distanti» dalle scelte del governo sul Tfr e, più in generale, dalla Finanziaria 2007 così com’è uscita da Palazzo Chigi. E sorpresi da certi silenzi sindacali, visto che le quote della liquidazione che il governo ha deciso di dare all’Inps, sono in realtà proprietà dei lavoratori. Il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo ha fatto passare un giorno dal blitz di Tommaso Padoa-Schioppa al direttivo di viale dell’Astronomia e dal relativo aut aut del ministro dell’Economia agli industriali (scegliete tra il taglio del cuneo e la rinuncia al Tfr). Una mossa, quella del ministro, che Confindustria non ha gradito e alla quale Montezemolo ha risposto da Helsinki, dove si tiene il summit Ue-India, con una presa di posizione sulla Finanziaria 2007 ancora più netta rispetto a quelle precedenti. Senza nemmeno la solita cortesia del riconoscimento dell’impegno rispettato sul cuneo. Con il governo, «sul Tfr - ha riconosciuto - abbiamo posizioni assolutamente distanti. Si è aperto un confronto, dopodiché prenderemo una posizione. Bisogna vedere di trovare una soluzione su questo Tfr, il cui trasferimento all’Inps è un atto forzoso, che congela una previdenza integrativa che è tipica dei Paesi moderni».
I motivi per protestare sono anche altri. Come la delega ambientale approvata ieri al Consiglio dei ministri e che secondo il vicepresidente di Confindustria Emma Marcegaglia, fa fare al Paese «un salto indietro di 15 anni». Montezemolo rincara la dose e spiega che la distanza tra le aziende e l’esecutivo, a ben vedere, riguarda tutta la Finanziaria. E per farlo cita l’intervista-appello di Carlo Azeglio Ciampi: «È evidente che oggi il tema, l’obiettivo, la mission, la sfida del nostro Paese, è la crescita. Vorrei che questo Paese convergesse su questa mission». Un po’ come successe per l’ingresso nell’euro, quando ministro del Tesoro era proprio l’ex presidente della Repubblica. Le imprese, spiega, «fecero la loro parte». Ora tocca al governo, anche se nella prima manovra del Prodi bis, manca «un vero focus sulla crescita, di vere riforme e di veri tagli su tutte le spese inutili ed improduttive».
Una frecciata, Montezemolo la riserva alle organizzazioni dei lavoratori, dicendosi sorpreso «per il silenzio in alcuni casi, e in altri per la timidezza del sindacato. Mi sarei aspettato che in questa vicenda - ha detto - Confindustria non fosse l’unica a prendere posizione, visto che si tratta di una decisione forzosa sul denaro dei lavoratori. Su tante vicende ho sentito i sindacati assumere posizioni molto dure. Su questa vicenda li ho sentiti molto distanti». Strano, ha aggiunto il presidente degli iundustriali, perché il Tfr «è denaro dei lavoratori. Si chiama salario differito in termini tecnici - ha evidenziato - e una delle cose che più preoccupa è che si toglie la possibilità di scelta su cosa fare» con la propria liquidazione.
Un messaggio che sembra rivolto solo alla Cgil, visto che gli altri sindacati hanno assunto posizioni nette contro la riforma del Tfr. «Il sindacato non è rimasto in silenzio e non è stato neanche timido: lo dimostra la richiesta avanzata ieri in audizione a Montecitorio, affinché quella norma venga abrogata», ha osservato il segretario dell’Ugl Renata Polverini riferendosi a una posizione condivisa, oltre che dal sindacato vicino alla destra, anche dalla Uil e, soprattutto, dalla Cisl. «Noi abbiamo detto con chiarezza - ha replicato il leader del sindacato cattolico Raffaele Bonanni - che questo trasferimento del Tfr non è stato né discusso né tanto meno concordato con il sindacato, pur trattandosi di salario differito dei lavoratori. Il problema non riguarda solo la gravità dell’invasione di campo, rappresentata dall’intervento unilaterale del governo».
Forse, ironizza Domenico Proietti, segretario confederale della Uil, Montezemolo non ha avuto «il tempo di leggere i documenti sindacali né di sfogliare le notizie di agenzia e di stampa che di essi danno conto». Ma è più probabile che quella del presidente di Confindustria sia stata una cortesia nei confronti del principale sindacato italiano. Il cui leader, Guglielmo Epifani, ha replicato a Montezemolo: «Mai vista la Confindustria difendere i lavoratori. La verità è che sperava che la Finanziaria facesse cassa comune con le pensioni e tagliasse sulle politiche sociali». Nessun accenno alla riforma del Trattamento di fine rapporto. Che ormai tutte le parti sociali vorrebbero cancellare. Cgil esclusa.