Monti a Bruxelles: giallo sulla missione

Trasferta fuoriprogramma del premier: "Questa è anche casa mia". E domenica andrà in tv da Fazio su Rai3

Roma - Sì alla Tobin Tax in cambio di una cinghia meno stretta sui conti pubblici. Questa la strategia internazionale del premier, angosciato dallo spread (ieri volato oltre il picco dei 520 punti) e turbato dallo spettro della recessione. La missione di Monti in Europa è partita ieri con un volo tinto di giallo. Destinazione Bruxelles: nulla di programmato, però. Dall’entourage di palazzo Chigi riserbo assoluto sulla repentina partenza; mentre da fonti comunitarie si negavano faccia a faccia ufficiali: «Nessun incontro né con il presidente Josè Manuel Barroso né con il commissario Ue Olli Rehn». Esclusi summit pure con il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker, che si trova in Lussemburgo, e con il presidente della Bce Mario Draghi. Quindi perché volare in fretta e furia in Belgio? Arrivato a intorno alle 18 Monti, ai cronisti, ha motivato la sua visita con un «io abito a Roma e a Bruxelles», sottolineando il carattere personale della trasferta. A Bruxelles Monti ha casa, avendoci vissuto per dieci anni quando era commissario Ue. Il premier ha fatto il punto con il rappresentante permanente a Bruxelles, l’ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, ma la visita resta avvolta nel mistero. Forse svelerà l’arcano domenica sera quando il premier sarà ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa.

In ogni caso da Bruxelles, oggi, il premier volerà a Parigi dal presidente francese Nicolas Sarkozy. Motivazione: «Preparare i prossimi appuntamenti europei, in particolare il Consiglio europeo del 30 gennaio». Sul tavolo, nodi delicati. Monti cercherà un alleato nell’Eliseo per frenare il furore rigorista della Merkel. Non un modo per sfuggire agli impegni del pareggio di bilancio, i cosiddetti «compiti a casa», ma l’occasione per chiedere di tenere presente il particolare ciclo economico di Eurolandia nel valutare i conti italiani. Il premier punterà su come far ripartire la crescita, sostenendo che un’Europa in recessione non fa bene neppure a Berlino. La quale avrebbe difficoltà a piazzare le merci made in Germany all’estero. Inoltre anche la locomotiva tedesca è destinata a frenare e pure gli analisti teutonici lo ammettono. Monti spera di trovare in Sarkozy un alleato: in primis perché Parigi non dorme sonni tranquilli non avendo i dati sul Pil pari a quelli della Merkel; inoltre perché sulla Francia grava la spada di Damocle della perdita della tripla A da parte delle società di rating.

Oltre a rassicurare i partner europei che l’Italia farà il suo dovere in materia di rigore, Monti potrebbe offrire qualcosa di più in cambio di una maggiore flessibilità nel considerare i nostri conti. Che cosa? A dirlo è il ministro per gli Affari europei francese, Jean Leonetti: «La tassazione delle transazioni finanziarie in Europa partirà prima della fine del 2012», ha assicurato. Non solo: «Germania e Francia sono già d’accordo e ho capito che il governo italiano, con il quale ho già preso contatti, non si opporrà». L’ipotesi sarebbe quella di far partire la Tobin Tax, che colpirebbe le transazioni di azioni e obbligazioni dello 0,1%, a partire dal 2014. La misura, secondo uno studio della Commissione Ue, varrebbe circa 55 miliardi di euro l’anno. Ma sul tema c’è qualche problema: la Gran Bretagna, che già s’è sfilata dal «fiscal compact», vede la Tobin Tax come fumo negli occhi; e pure la Svezia non è convinta. La misura vedrà ugualmente la luce? Per ora Monti è intenzionato a mediare tra Londra, Parigi e Berlino per portare a casa un atteggiamento più morbido sui nostri conti pubblici. Intanto l’Antitrust avverte governo e Parlamento: «Liberalizzazioni necessarie, ma serve equità sociale».