Monti le canta ai suoi ministri

Da Balduzzi a Patroni Griffi, il premier irritato con alcuni esponenti del governo. Alle rivalità tra i tecnici si aggiungono le prese di posizione "politiche"

Roma - Definirlo «furioso» sarebbe ridicolo, anche perché in deciso contrasto con il cliché della «sobria eleganza» che ci è stato ormai consegnato da quasi tutti i grandi giornali. Di certo, per quanto «misurato» sia Mario Monti un pizzico di fastidio e di delusione nei confronti di alcuni esponenti del suo governo inizia a prendere piede. Un po’ per le incomprensioni tra ministri che nelle ultime settimane sono iniziate a venire alla luce, un po’ perché il presidente del Consiglio si aspettava meno frizioni interne e più prudenza nelle dichiarazioni pubbliche. Chissà, potrebbe essere il secondo atto verso una sorta di «berlusconizzazione» del governo Monti, visto che con il Cavaliere a Palazzo Chigi si è assistito a più d’uno scontro (epocali quelli con Giulio Tremonti). Il secondo atto dopo la full immersion televisiva, visto che il presidente del Consiglio sarà pure «sobrio» e «riservato» ma dopo Porta a Porta e Che tempo che fa, venerdì s’è concesso a Otto e mezzo e oggi sarà su Rai3 a In 1/2 Ora. Senza dimenticare il pregevole servizione sulla Monti story (con tanto di foto in posa) pubblicato su Chi. Una strategia mediatica forse non troppo azzeccata se dai sei milioni di spettatori di Che tempo che fa il premier è passato in soli dieci giorni ai neanche tre milioni di Otto e mezzo.
Al di là dell’imbarazzo per la vicenda che ha portato alle dimissioni di Carlo Malinconico e di una certa irritazione verso il ministro della Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi - se non giuridicamente, politicamente indifendibile sull’acquisto della casa al Colosseo - il fastidio è soprattutto per chi - questo il ragionamento di Monti - se la va a cercare. A partire da Andrea Riccardi che, nonostante gli inviti alla prudenza del Professore, continua ad essere politicamente molto attivo. Agitando - forse anche troppo - molti esponenti del Pdl ma scalfendo in qualche modo quel profilo tecnico dell’esecutivo a cui Monti tiene molto. Tanto che nella conferenza stampa di fine anno arrivò a dire che se si fosse accorto che «il modo di stare nel dibattito pubblico» di alcuni ministri «può pregiudicare la missione» del governo avrebbe «fatto presente» le sue «perplessità» agli interessati. Senza successo nel caso del titolare della Cooperazione. Mentre è andata meglio con il ministro della Salute Renato Balduzzi che, prima della bocciatura della Consulta, si era spinto a lanciare appelli a favore del referendum elettorale. «Una cosa è parlare da privati cittadini - si sarebbe sfogato Monti - altra è avventurarsi in certe dichiarazioni quando si fa il ministro, per giunta tecnico». E Balduzzi da allora s’è ben guardato dal ricaderci.
Ma qualche frizione c’è stata anche con Elsa Fornero, perché quelle lacrime durante la prima conferenza stampa del governo a Monti sono parse una via di mezzo tra uno scivolone e un segno di debolezza. Di certo un eccesso di emotività, come il braccio di ferro con il suo viceministro Michel Martone. Nei piani del premier, infatti, la Fornero si sarebbe dovuta occupare di pensioni e il suo vice di lavoro. Invece - dopo la ribalta mediatica delle lacrime - il ministro del Lavoro ha finito per mobbizzare Martone. Il Professore - seppure sobriamente - pare non abbia affatto gradito.