Monti fa retromarcia sull’aumento Irpef Ma l’Iva salirà del 2%

Eliminata la stretta prevista sui redditi sopra i 75mila euro. Da settembre 2012 le imposte sui consumi al 12 e al 23%. <strong><a href="/a.pic1?ID=560549" target="_blank">Il ceto medio ha già dato</a> di <em>Francesco Forte</em></strong>

Roma - Nessun aumento dell’Irpef, se non dell’addizionale regionale, rientra l’Iva e compare una tassa sui capitali scudati. Il decreto approvato ieri pomeriggio dal consiglio dei ministri, si conferma come una manovra basata soprattutto sulle entrate fiscali. «Ci sono circa 12-13 miliardi di riduzione di spese e il resto fino ad arrivare a 30 miliardi di aumento delle entrate». Quindi 17-18 miliardi di tasse. Ma la stretta sui redditi sopra i 75mila euro, che era contenuta nella bozze della manovra e aveva suscitato la prima vera ondata di impopolarità per il governo Monti, è stata eliminata. Resta l’addizionale regionale dell’imposta sui redditi, che dovrebbe passare dallo 0,9 per cento all’1,23 per cento. La rinuncia alla stangata è stata accolta con favore soprattutto dal centrodestra. E il premier Monti ha criticato la stampa e i «frettolosi e valenti economisti amici» che avevano puntato il dito contro un decreto sbilanciato sul fisco.
È ricomparsa quella sull’Iva, che aveva suscitato le proteste dei commercianti. L’imposta sul valore aggiunto dovrebbe salire di due punti percentuali a partire dal 2013 e di un ulteriore 0,5 per cento nel 2014. L’Iva ordinaria che dal 21 per cento passerebbe al 23 per cento, quella agevolata dall’attuale 10 per cento salirebbe al 12 per cento. La stretta entrerà in vigore - ha informato il ministro per i rapporti con il Parlamento Piero Giarda - da settembre 2012. Quindi sono salvi i saldi post festività natalizie, ma non c’è il rinvio al 2013 che molti si aspettavano, anche perché l’aumento dell’Iva faceva parte della delega fiscale assistenziale (per questo potrebbero arrivare altri aumenti di mezzo punto nel 2014). In ogni caso le entrate dell’Iva (circa 4 miliardi) andranno a politiche per la famiglia, ha assicurato Giarda.
L’altra novità del decreto rispetto alle anticipazioni è la comparsa di una stretta sui capitali scudati, ai quali sarà applicata una nuova tassa dell’1,5%. Misura last minute, in totale discontinuità rispetto al governo Berlusconi, decisa per attenuare il congelamento della rivalutazione delle pensioni basse. Ma la tassa sui capitali scudati era anche una richiesta pressante al governo che era arrivata nei mesi scorsi dalla sinistra, insieme alla patrimoniale.
Il capitolo fisco della manovra è anche quello che contiene la maggior parte delle misure per la crescita, messe in campo dal ministro allo Sviluppo Corrado Passera. Si tratta di dieci miliardi di euro. La misura principale è la deducibilità della parte Irap che riguarda il lavoro (l’imposta è sempre stata contestata proprio perché è una tassa sul lavoro). Gli importi stanziati sono 1,5 miliardi nel 2012, di 2 miliardi nel 2013 e nel 2014. Sempre tramite l’Irap arriveranno interventi per i giovani e le donne. Confermato lo strumento per favorire la crescita, denominato Ace (aiuto alla crescita economica). In sostanza, con la leva fiscale (deducibilità del capitale di rischio) si agevolerà la capitalizzazione delle aziende. E vengono confermati tutti gli incentivi fiscali per le ristrutturazioni edilizie e per il risparmio energetico.
Il tutto in attesa di misure a favore della famiglia che agiranno sicuramente sulla leva fiscale, ma che seguiranno un percorso ordinario e quindi più lento rispetto alla manovra «Salva Italia».