Monti non incanta Cameron Poi giura: «I gioielli di Stato non finiranno sul mercato»

RomaVendere forse ma svendere mai. Durante l’impegnativa trasferta inglese Monti rassicura: l’argenteria di famiglia delle aziende strategiche nei settori energetico, comunicazioni e difesa restano nostre. Almeno per ora. Lo dice chiaro e tondo: «Il governo non ha piani di azione sulla cessione delle quote in mano allo Stato di Eni, Snam e Finmeccanica». Il motivo è presto detto: «Sulla privatizzazione delle società pubbliche abbiamo una mente aperta, ma non abbiamo intenzioni politiche in questo senso in questo momento perché i prezzi di mercato non inducono il governo ad andare sul mercato». Il rischio c’era eccome.
Data la necessità di far cassa, il pericolo sarebbe stato quello di trasformare l’Italia in un discount dove colossi stranieri avrebbero potuto far incetta di nostri gioielli a prezzi di saldo. Non sarà così, assicura Monti che piomba a Londra con due mission. La prima: ricucire lo strappo tra Cameron e il resto d’Europa, consumato lo scorso 9 dicembre durante le trattative sulle nuove regole di bilancio Ue
La seconda: convincere la City che, nonostante le bocciature delle agenzie di rating, l’Italia è solida e affidabile. Sullo sfondo rimangono gli attriti con la Merkel con cui, anche ieri, sono stati graffi. Due traguardi, quelli di Monti, da tagliare dopo un percorso a ostacoli. Sul primo obiettivo, pesano gli egoismi nazionali. Se è vero che Monti incassa gli elogi del britannico che lo descrive come «un leader forte», Cameron non cambia posizione: niente regole ferree che metterebbero i bastoni tra le ruote alla City (come vorrebbero Merkel e Sarkozy) e soprattutto niente Tobin Tax (come vorrebbe Sarkozy).
A Monti non resta che pigiare sui tasti per cui Cameron è decisamente più sensibile: crescita, concorrenza, competitività. In pratica il premier italiano si traveste da comandante De Falco e chiede a Cameron di risalire sulla nave-Europa. L’inglese un’apertura la fa, ma minuscola: «Il mercato unico è una risorsa unica ma l’economia europea ha urgente bisogno di cure», dice. Poca roba tanto che poi Monti dirà: «Sarei lieto di vedere un Trattato esteso a tutti 27 i Paesi, ma al momento non ci sono trattative concrete». Comunque, in conferenza stampa, il Professore annuisce e risponde: «I Paesi devono lavorare insieme per un mercato unico più approfondito come volano per la crescita». «Siamo grandi sostenitori del Fmi - risponde Cameron - e con nuove proposte per la crescita l’Europa potrà competere e vincere». Dietro questa dichiarazione c’è un fallimento: Cameron conferma che da parte sua non metterà una sterlina in più nel Fondo salva Stati ed è disposto a dare più risorse soltanto al Fondo monetario internazionale. Monti ammette: «Il vero problema è la governance dell’eurozona che non è adeguata e all’altezza della sfida». Leggasi: l’autoritarismo tedesco è un grosso problema. Nel duello con Berlino anche ieri sono volati schiaffi indiretti: alla Merkel, che aveva risposto picche alle nostre esigenze, il Professore risponde seccato: «Non ho niente da chiedere alla Germania, l’Italia non chiede niente a nessuno».
Poi, dopo la visita al 10 di Downing Street, Monti va nel cuore della City per convincere banchieri, fondi d’investimento e finanzieri che il nostro Paese è solido, alla faccia delle agenzie di rating che ci spingono in serie B. Standard&Poor’s l’ha già fatto, Fitch lo sta per fare. «Non faccio commenti sulle valutazioni di S&P sul nostro debito e comunque gli effetti sul mercato non si sono visti», dice il Professore. Poi, alla Borsa di Londra, illustra i nostri compiti a casa: «Il governo precedente guidato da Berlusconi si era accordato con l’Ue sull’obiettivo di azzerare il deficit entro il 2013, obiettivo che confermiamo». Non solo: «Avremo un avanzo primario del 5 per cento».
Monti illustra le sue riforme strutturali (quella «sulle pensioni, già in vigore») e gli sforzi nella lotta all’evasione («Non abbiamo messo cifre a bilancio ma avremo un gettito supplementare»). Poi annuncia il secondo round con il decreto di venerdì su liberalizzazioni, semplificazione e infrastrutture. Quindi la rivelazione: «L’argomento della separazione della rete gas di Snam da Eni sarà affrontato nel prossimo Consiglio dei ministri, anche se la forma in cui avverrà la separazione deve ancora essere definita». Avanti tutta su liberalizzazioni (anche se «in Italia è difficile farle») e mercato del lavoro, sperando di convincere gli investitori a puntare su di noi. Anche se, ammette Monti: «Abbiamo bisogno di molti angeli custodi».