Monti spacca i sindacatie la Cgil resta isolata

La prossima settimana i faccia a faccia su articolo 18 e liberalizzazioni

Sono ore di pretattica, di schermaglie verbali, di segnali a distanza. Nessuna convocazione ufficiale è stata fissata. Ma la delicata partita tra governo e sindacati sulla riforma del mercato del lavoro si appresta ormai ad entrare nel vivo. Un match complicato che, esauriti i riti preparatori, nella seconda settimana di gennaio vedrà Mario Monti confrontarsi con Cgil, Cisl, Uil e Ugl per definire il pacchetto che, nell’ottica dell’esecutivo, dovrà rafforzare le occasioni di impiego per i giovani, senza i vincoli dell’articolo 18, mentre in quella dei sindacati, dovrà rafforzare gli strumenti di sostegno al reddito per chi perde il lavoro.

Il confronto non è ancora iniziato ma le scintille sono visibili in lontananza. I leader sindacali rispediscono al mittente ogni tentazione montiana di trattative «prendere o lasciare». E fanno sapere che non si siederanno soltanto «per votare la fiducia». La dialettica per ora è ancora ferma al metodo da utilizzare per la possibile concertazione. Cisl e Uil spingono per una trattativa vera e allargata, per un Patto di sistema che comprenda sì il lavoro ma anche le liberalizzazioni, il recupero delle risorse dalla riforma dei servizi pubblici locali e delle municipalizzate, i salari dei lavoratori flessibili, la revisione degli ammortizzatori sociali. «È il metodo di sempre, con il governo Berlusconi abbiamo sempre trattato su tutto. Non dobbiamo reinventare la ruota» dicono dalla Cisl. Monti, invece, teme che in questo modo emergano le differenze sindacali, in particolare con la Cgil, soprattutto sulle municipalizzate. Una prospettiva, questa, che terrorizza il Pd mentre il Pdl con Fabrizio Cicchitto e Anna Maria Bernini, ma anche con Licia Ronzulli, invita il premier a convocare «senza indugi un tavolo di confronto, non solo con le parti sociali, ma anche con i segretari e i capigruppo dei partiti che lo sostengono».

Per non complicarsi la vita e non entrare nel girone dei veti incrociati, il Professore vorrebbe affrontare da sola la riforma del mercato del lavoro ma non sarà facile circoscrivere il dialogo. «Senza concertazione il Paese rischia di andare allo sbando» sostiene il numero uno Cisl. La Cgil, invece, punta su tavoli separati. A questo punto è molto probabile che tra lunedì 9 e domenica 15 gennaio possa avvenire il primo faccia a faccia con i sindacati, preceduti da abboccamenti demandati a Corrado Passera ed Elsa Fornero, anche se sarà la titolare del Welfare ad assumersi l’onere di preparare la trattativa vera e propria. L’11 e il 12 gennaio Monti - che ieri ha trascorso la giornata a Palazzo Chigi seguendo anche il dibattito legato all’addio al pagamento in contanti per i trattamenti pensionistici oltre i 1.000 euro a partire da marzo, ufficializzato dall’Inps - dovrebbe essere in aula prima alla Camera poi al Senato per partecipare in prima persona al question time. Una strategia dell’attenzione con la quale conta di strappare i «sì» necessari ad avere elementi concreti da portare al Consiglio dei ministri del 20 gennaio.

Monti continua a lavorare sulle misure del cosiddetto «cresci-Italia»: dal pacchetto liberalizzazioni - il premier fa sapere di voler allargare la platea delle categorie interessate - alla riforma del mercato del lavoro, ai provvedimenti sulle infrastrutture. Gennaio sarà un mese caldo anche per gli impegni esteri del premier. Si comincia il 6 quando il premier sarà a Parigi per incontrare Nicolas Sarkozy. Il 18 bilaterale con il primo ministro David Cameron; il 21 a Tripoli per riattivare il trattato di amicizia Italia-Libia. Monti ha tempo fino al 23 per definire la road map delle riforme strutturali, in vista dell’Eurogruppo al quale parteciperà in qualità di ministro dell’Economia. Il 30 Monti sarà impegnato nel vertice Ue straordinario dedicato allo sviluppo. Entro gennaio, poi, dovrebbe andare in udienza dal Papa e incontrare Barack Obama. Il Professore, insomma, è salito sulla bicicletta. E appare sempre più intenzionato a spingere sui pedali e vivere fino in fondo il proprio mandato.