Monti zittisce la Camusso: "I sindacati convocatisolo separatamente"

La leader Cgil chiedeva un tavolo comune. Scaricata anche da Cisl e Uil Vertice governo-Bankitalia su liberalizzazioni e patto fiscale europeo

Roma - Susanna Camusso ce l’ha messa tutta. È arrivata ad accusare Mario Monti di non essere tanto diverso da Silvio Berlusconi, che dalle parti della Cgil è un marchio d’infamia. Si è giocata anche - si diceva ieri - il sostegno del Quirinale pur di spostare un po’ la linea di Palazzo Chigi. Ma gli sforzi non sono bastati e ieri il primo sindacato del Paese ha incassato le prime due vere sberle dal governo tecnico.
Il presidente del consiglio ha dedicato il primo giorno lavorativo del 2012 a un vertice con il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco al quale hanno partecipato anche Corrado Passera, Enzo Moavero, Vittorio Grilli. Tra i temi trattati, le liberalizzazioni, ma anche il braccio di ferro europeo, in vista degli incontri dei prossimi giorni. In ballo c’è il patto fiscale europeo che, se attuato nella versione più rigida, ci costringerà a trovare più di 40 miliardi all’anno per ridurre il debito. Poi, sempre da Palazzo Chigi anche se in via ufficiosa, il governo ha piantato paletti sul terreno domestico della concertazione con le parti sociali, che saranno convocate la prossima settimana, probabilmente il 10 gennaio, per parlare della riforma del lavoro. Partita non meno difficile.
Per la verità ieri i primi paletti li hanno piazzati proprio i sindacati. In particolare Susanna Camusso, leader della Cgil, ha detto al governo che la riforma non va chiusa subito come vorrebbe il governo (forse già il 20 gennaio il governo potrebbe mettere mano alla giungla dei contratti per semplificarla). «La fretta produce sempre cattivi accordi», sostiene Camusso. Il primo sindacato italiano non vuole che si tocchi l’articolo 18, nemmeno in cambio di sussidi di disoccupazione più inclusivi. E poi vuole che associazioni datoriali e sindacati siano sentiti tutti insieme, non singolarmente.
Una condizione di metodo che è solo apparentemente una questione di lana caprina. Via Twitter, la Cgil nazionale ha avvertito: «Monti non convochi i sindacati separatamente. Gli incontri separati stile Sacconi rendono solo tutto più complicato e più lungo». In realtà l’ex ministro del Lavoro non c’entra niente. Il timore della Cgil è che emergano le differenze con le altre confederazioni, disposte a confrontarsi con l’esecutivo. Disponibilità confermata ieri. Il metodo, per il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni «è poco importante, anzi può essere utile una consultazione di ciascuno, per orientarsi meglio, ma per fare il patto». L’importante è arrivare al patto anche per il leader della Uil Luigi Angeletti: «Ciò che conta è che il governo ascolti e accolga le nostre proposte».
Nel pomeriggio, da Palazzo Chigi è filtrata la posizione dell’esecutivo: i piani non cambiano, le parti sociali saranno sentite separatamente. L’altro no governativo è in realtà rivolto a tutti i sindacati e riguarda il tema del confronto. Monti e il ministro Elsa Fornero vogliono che sul tavolo ci sia solo il mercato del lavoro, cioè le regole e non la creazione di nuova occupazione, che è materia più complessa. I sindacati vorrebbero invece trattare tutto nella stessa sede. Anche le liberalizzazioni saranno oggetto di un confronto ad hoc con i sindacati. Il governo è intenzionato ad andare avanti, sulle farmacie, sui taxi, ma anche sulla distribuzione dei carburanti, sui servizi pubblici locali. Ieri si è tornati anche a parlare delle Poste.
Al vertice di ieri Monti e Passera si sono più che altro occupati di come presentare il piano italiano nei prossimi impegni internazionali. Venerdì Monti volerà a Parigi per partecipare a un convegno insieme ai ministri Corrado Passera e Enzo Moavero. Forse vedrà il presidente francese Nicolas Sarkozy. Poi sarà la volta del primo ministro del Regno Unito David Cameron. Il 30 è in programma il Consiglio europeo straordinario.
La partita più importante del governo si gioca su quel campo. E riguarda il patto fiscale. Da qualche giorno sono arrivate a Bruxelles le proposte italiane, che mirano a mantenere la flessibilità sugli obiettivi di bilancio europei e a non escludere le politiche per la crescita dall’agenda europea. Lì l’interlocutore è la Germania di Angela Merkel. In confronto, il braccio di ferro con Camusso, è una passeggiata.