Montovani: "Qui da due mesi, non porto io la croce"

Il coordinatore regionale del Pdl respinge le critiche dopo la dura
sconfitta alle elezioni comunali. "Forse è mancato un rapporto diretto
con i milanesi, ma il nostro rimane il primo partito in città"

Il coordinatore nazionale del Pdl Sandro Bondi si è dimesso, lei senatore Mantovani è il coordinatore regionale.
«Sono stato nominato un paio di mesi fa. Non credo proprio di dover portare la croce del passato».
Berlusconi si dimetterà?
«La sconfitta di Milano deve farci riflettere, ma non avrà risvolti sul governo che continua a lavorare per le riforme».
Giuliano Pisapia?
«Ha cominciato dicendo “abbiamo liberato Milano”. Non è accettabile, una grave mancanza di rispetto per il lavoro del sindaco Moratti. Lei abita a Milano?».
Sì, perché?
«Adesso sono affari suoi. Scherzo, ovviamente».
Sono affari anche del Pdl.
«Milano ha scelto di cambiare e di consegnarsi all’estrema sinistra. Prendiamo atto, noi rispettiamo la democrazia e la libertà di espressione dei cittadini».
Prendete atto, ma avete perso.
«Non dimentichiamo la grande crisi nazionale, europea e internazionale».
Dice che perdete per la crisi?
«Milano è la capitale economica e finanziaria del Paese. Qui le difficoltà si sentono di più».
Cosa c’entra la crisi con Giuliano Pisapia?
«Ricordo che Zapatero in Spagna ha perso, ha perso la Merkel in Germania e perfino Obama».
Allora è stato un voto contro Berlusconi.
«No. Berlusconi è stato l’unico premier che l’anno sorso ha vinto le elezioni di medio termine».
Anche lui ha parzialmente ammesso che Letizia Moratti non era il candidato giusto.
«La Moratti lascia a Pisapia una Milano bellissima. Con un’economia in crescita, cantieri aperti, quartieri riqualificati».
I milanesi non l’hanno pensata proprio così.
«Troppi cantieri. Un disordine temporaneo, ma per fare ordine ci vuole un po’ di disordine».
L’avete spiegato?
«Forse è mancato un rapporto diretto con i milanesi. Non abbiamo comunicato abbastanza tutte le grandi cose fatte».
Per esempio?
«Un Piano di governo del territorio dopo trent’anni, un’esposizione mondiale dopo cento. Attenzione a verde, aria, acqua. Il doppio di anziani assistiti, attenzione al sociale. E tutto senza aumentare una tassa».
Ma ha vinto Pisapia.
«Mi auguro che continui il nostro lavoro. Noi siamo per un progetto di città che prosegue».
Che opposizione farete?
«Un’opposizione seria e costruttiva, siamo per il bene della città».
Dicono tutti così.
«Beh, certo saremo intransigenti rispetto ad annunci come il voto agli immigrati, la città multiculturale dove tutto è consentito e ammesso, perfino la libera circolazione della droga».
Già finita la pace?
«La Moratti sindaco aiutava le donne ad avere figli, ora ne arriva uno che darà sostegno alle interruzioni di gravidanza».
Ma con le polemiche non avete già perso?
«Ma quali polemiche? Non si può accusare di fare polemiche il presidente di un partito contro cui vengono confezionati processi a ripetizione».
Dovevate parlare di più della città?
«Abbiamo sempre parlato della città».
Ma gli elettori del centrodestra sono scappati.
«Nessuno è scappato. Il Pdl è il primo partito a Milano, in Lombardia, in Italia. A Milano abbiamo gli stessi voti delle Regionali di una anno fa e delle Provinciali di due anni fa. E garantisco che nessuno è passato a sinistra».