Monty Alexander fa il tris al Blue Note: dal calypso al jazz

Con il famoso pianista lavorano Hassan Shakur al contrabbasso e George Fludas alla batteria. Una formazione sempre sulla breccia

Franco Fayenz

La presenza del pianista Monty Alexander al Blue Note, per tre sere consecutive da oggi a giovedì (ore 21 e 23.30), segna l’inizio di un gran finale di stagione per il club di via Borsieri 37. Anticipiamo fin d’ora che il 6 e 7 luglio prossimi ritornerà il contrabbassista e compositore Avishai Cohen: l’anno scorso ottenne uno dei successi più lusinghieri. Con il famoso Monty lavorano Hassan Shakur al contrabbasso e George Fludas alla batteria.
Montgomery Bernard Alexander, Monty per la musica, ha oggi 52 anni appena compiuti. È nativo di Kingston, in Giamaica. Questa sua origine va tenuta presente per la musica che ha assimilato fin da quando era in fasce, per l’influenza dei genitori e per la facilità che chiunque ha, da quelle parti, di apprendere al meglio la tecnica dello strumento prescelto. Monty ha appena 4 anni quando già strimpella al pianoforte calypso e boogie woogie. Poi, vista la sua disposizione per la musica, i famigliari lo obbligano a severi studi classici fino ai 14 anni.
A questo punto il ragazzo scopre il jazz ascoltando King Cole, Wynton Kelly, George Shearing, Eddie Heywood e soprattutto Oscar Peterson, per cui abbandona i grandi compositori europei. La tecnica, il tocco, la velocità di esecuzione di Peterson convincono Monty a seguirne le orme, dato che ne ha la possibilità tecnica ed espressiva. Peterson accetta di incontrarlo, lo ammira, gli dà dei buoni consigli e lo presenta alle case discografiche.
In breve, già attorno ai 20 anni, Alexander si fa apprezzare a New York e diventa «uno dei pianisti prediletti da coloro che amano il pianoforte come strumento», malgrado una certa tendenza al tecnicismo e qualche scivolone commerciale. La formazione che preferisce è il trio e non è un caso che egli chiami a sè Herb Ellis alla chitarra, Ray Brown o Mads Winding al contrabbasso, Ed Thigpen alla batteria, solisti di alto livello che gravitano nell’orbita di Peterson e che non hanno alcuna difficoltà a lavorare con Monty, segno che il suo valore è riconosciuto da tutti.
Numerosi e molto ricercati sono i dischi a suo nome. In Europa ha compiuto tournée applaudite anche in quartetto e in quintetto, ma perlopiù in trio. Molti suoi ammiratori amano ascoltarlo al pianoforte solo, perché in questo modo si pone in ulteriore risalto la sua tecnica e l’indipendenza delle mani, frutto prezioso dei lunghi studi classici.