Un monumento a Ciro

Per i giovani è già un mito: Ciro Falanga. Ma quale Depretis, quale Mastella: il monumento del camaleontismo italico lo merita questo civilista di Torre del Greco. Sentite qua: nel 2001 lo eleggono in Forza Italia con una lista che si chiama «Per l’abolizione dello scorporo e contro i ribaltoni». I ribaltoni. Poi, dopo che nel suo collegio Forza Italia era calata al 29,6 per cento, circola voce che Ciro voglia passare ai repubblicani su segnalazione di Vittorio Sgarbi. Dice il 16 marzo: «Per me è inammissibile il cambio di casacca, sono stato eletto con i voti della Casa delle libertà. Per me sarebbe allucinante tradire questo mandato». A fine marzo, circa i repubblicani, è perentorio: «Il collegamento con questi personaggi, di cui sgradisco i metodi, mi offende». Passa ai repubblicani a fine giugno. E dice: «È stata una scelta meditata e anche un modo per interpretare il pensiero dei cittadini che mi hanno eletto, delusi dalle politiche del governo». Traduzione: anche i suoi elettori sono diventati repubblicani. Aggiunge: «Il mio non è un cambiare casacca, perché le mie convinzioni culturali restano quelle di sempre e ispirate alla moderazione». Traduzione: volevo stare al governo ieri e voglio starci domani. Dopo la segnalazione di Sgarbi, oggi, figura tra coloro che da sinistra dovrebbero valutare l’ingresso di Sgarbi. Un genio. Un monumento.