Monza, delibera «fotocopia» per aggirare il Tar

Denuncia di Fi: «Nell’aula consiliare non ci sono più regole»

Gianandrea Zagato

Nella guerra sul piano regolatore di Monza, il sindaco Michele Faglia incassa un’altra sconfitta. Questa volta è il Tar a intervenire. Con un’ennesima sentenza che lascia poco spazio alle interpretazioni. Firmata dalla seconda sezione giovedì scorso, l’ordinanza ritiene illegittima l’interpretazione della normativa regionale sul territorio compiuta dall’amministrazione di centrosinistra.
In parole povere: Monza non ha applicato come doveva la legge urbanistica del Pirellone. E di conseguenza gli atti successivi possono considerarsi illegittimi. Prova della cattiva amministrazione del Comune di Monza messa nero su bianco in due paginette dai magistrati Carmine Spadavecchia, Daniele Dongiovanni e Pietro De Berardinis: «L’interpretazione del Comune sulla nuova disciplina della durata delle misure di salvaguardia» è «smentita» perché «la soluzione proposta dall’amministrazione monzese è tale da far dubitare che possa avere una qualche applicazione concreta». Virgolettato che dovrebbe far riflettere ogni amministratore pubblico e, perché no, suggerirgli di fare le valigie.
Ma, attenzione, quell’atto del Tar che è un punto fermo sull’illegittimità compiuta dal sindaco «pinocchietto», be’ a Monza provoca un’altra reazione ovvero «una deliberazione di giunta uguale per filo e per segno a quella che il Tar ha sospeso» rivela Osvaldo Mangone, capogruppo di Forza Italia. Sì, Faglia e i suoi pasdaran hanno ripresentato - lo stesso giorno della sentenza del Tar, il pomeriggio del 12 ottobre - una nuova delibera identica a quella annullata al mattino dal Tar. «Replay di una giunta in crisi di identità, che spera così di guadagnare ancora qualche giorno di tranquillità, tanto sono i cittadini a pagare il conto delle spese legali del Comune assistito al Tar dall’avvocato Giuseppe Franco Ferrari di Pavia» aggiunge Dario Allevi (An). Già, una nuova delibera che, di fatto, «il Comune sa di perdere non appena qualcuno ricorra per mandarla all’aria» osserva l’assessore regionale al Territorio Davide Boni.
E sull’uso «spregiudicato» di questa fattispecie giuridica - la lite temeraria - la Casa delle Libertà preannuncia iniziative pubbliche. Interventi contro Faglia, l’assessore Afredo Viganò - pure lui architetto - e gli altri componenti della giunta che, tra l’altro, stanno tentando di bloccare - «con pressioni politiche dai Ds» - l’arrivo del commissario ad acta imposto dalla Provincia di Milano per riportare la legalità e dunque «approvare il piano attuativo denominato “piano di lottizzazione Cascinazza”» oltreché, come recita sempre il disposto di Palazzo Isimbardi, «portare a termine tutte le altre pratiche edilizie ed urbanistiche in itinere».
Ultimi colpi di coda di una giunta da dimenticare, che tra meno di un anno va alle urne sapendo di non aver mai offerto alcun benefit a favore dei monzesi, salvo aumentare gli oneri di urbanizzazione in conseguenza dell’aumento dell’edificabilità in città. Ma di questo e di altro, la Casa delle Libertà, ne parlerà al prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, che a giorni sarà a Monza. Presenza preceduta da un richiamo formale che sulla maggioranza di Faglia pesa come un macigno: in quell’aula consiliare, ha scritto il prefetto, si devono rispettare le regole. E, infatti, come risposta, la maggioranza ha limitato il tempo a disposizione dell’opposizione per intervenire sul nuovo piano di governo del territorio. Prova davvero niente male di illegalità.