Monza, Faglia fa una lotteria per scrivere il suo programma

Nelle bozze del centrosinistra ci sono il voto agli immigrati e i Pacs

Consultare gli elettori è optional quando il candidato del centrosinistra è imposto da Rifondazione. Accade a Monza, dove viene (ri)presentato quell’architetto, Michele Faglia, che per cinque anni si è mostrato ai cittadini come un clone di Forrest Gump in versione scout.
Ma primarie vietate e candidato sindaco a parte, quelli dell’Ulivo in salsa monzese hanno un problemino non da poco: il programma elettorale. Sì, quelle paginette con tante proposte concrete e possibili per la città dove, tra l’altro, Faglia vagheggerebbe di registro delle unioni civili, di Pacs e cittadinanza agli immigrati insieme ai temi delle politiche sociali e alla cementificazione dei quartieri. Priorità di governo che fanno venire l’orticaria a quelli della Margherita e che, attenzione, Faglia, con sommo sprezzo del ridicolo, sostenuto dal segretario della Quercia cittadina Peppino Civati tenta invece di far sottoscrivere con un nuovo e singolare sistema decisionale: la «lotteria democratica».
Sì, avete letto bene: il duo Faglia and Civati si sono inventati un sorteggio tutt’interno alla coalizione di centrosinistra perché «il programma elettorale per il mandato 2007-2012 dev’essere scritto con i cittadini». Cento «fortunati» monzesi avranno dunque l’onore di impugnare una bic e apporre la propria firma a quel programmino messo insieme dalle teste pensanti dell’Ulivo: «Confidiamo nella partecipazione di molti, vogliamo che il nostro programma rappresenti la richezza di sensibilità e di punti di vista che possono fare ancora più grande Monza» osserva Civati. Naturalmente, come ogni lotteria della salamella che si rispetti c’è il trucchetto: i cento sorteggiati saranno tutti scelti nel cosiddetto «popolo delle primarie» ovvero tra gli esponenti locali dei partiti, che non sono certo indisponibili a mettere nome e cognome sotto un programma stilato dal sindaco uscente.
Cento sorteggiati tra i quali non ci saranno i rappresentanti della sinistra giovanile. La colpa? Un fondino sul loro giornalino, Pink wall, considerato «di troppo» dall’entourage dell’architetto Faglia. Cinquanta righine dove si reclama che nella «stesura del programma» si «guardi oltre l’immediato» e non «ci si fermi a slogan elettorali che facciano da capopello a iniziative non correlate tra loro». Invito «rivolto alla politica» che «gli elettori dovranno giudicare». Toni sgraditi, di «troppo» appunto per Faglia e i suoi pasdaran, che nelle scorse settimane hanno pompato un bando per l’assegnazione degli alloggi a canone moderato.
Che c’è di strano? Be’, niente se non per un dettaglio che non è da poco: il bando è finto nel senso che gli alloggi da assegnare non ci sono. Le case popolari non sono mai state costruite dall’amministrazione Faglia, che si è invece dedicata ad altri cantieri. Quelli delle promesse non mantenute, dal parcheggio di piazza Trento e Trieste ai lavori della Stazione ferroviaria. Incompiute di un’amministrazione che vuol (ri)tornare al governo della città giocando grazie anche alla «lotteria democratica».