Monza, fallisce il piano urbanistico della sinistra

Un’altra stangata dopo le vittorie di semplici cittadini e il ricorso dell’opposizione

Marco Pirola

L'Urbanistica della sinistra monzese assomiglia sempre più alla campagna di Russia. Iniziata male finisce in peggio. E questa volta il sindaco e il suo assessore hanno due motivi in più per essere rossi. Per la vergogna di non avere concluso nulla in tre anni di politica del territorio e per la brutta figura rimediata in Tribunale che ha certificato gli errori commessi. Se poi si aggiunge il verde della paura di un risarcimento di qualche decina di milioni di euro, i colori dell'amministrazione di questo inizio d'estate ci sono tutti.
Una sentenza del Tribunale amministrativo regionale sconfessa, ed è la quarta volta in poco tempo, la politica urbanistica del sindaco Michele Faglia. Non solo, ma la azzera di fatto. Se poi si considera che il primo cittadino fa pure di mestiere l'architetto la «botta» è ancora maggiore visti i risultati e le promesse fatte. A perdere in materia urbanistica in piazza Trento e Trieste sono abituati, ma questa volta non si tratta di un semplice «permesso per costruire», ma di quella che la sinistra ha sempre considerato «la madre di tutte le battaglie», anche politiche: la Cascinazza. In città hanno costruito di tutto, compreso un «orrendo» e alto palazzo senza garage nel pieno del centro storico. «Regalo» ai monzesi del papà dell'attuale sindaco, ma su quell'area alla periferia di Monza, niente. Da 40 anni di proprietà della famiglia Berlusconi, Cascinazza è sempre stata agitata come bandiera da rispolverare a ogni elezione per tenere sotto scacco il centrodestra. Manifesti, volantini, vere e proprie campagne per l'esproprio più o meno proletario. Senza contare poi le decisioni prese in giunta sconfessate da più di una sentenza.
Ora però i magistrati del Tar hanno bocciato la decisione della Giunta di bloccare il piano di lottizzazione sulla «Cascinazza» presentato secondo i dettami del Piano regolatore in vigore. Piano di lottizzazione che prevede, tra le altre cose, la realizzazione di un parco attrezzato di 380mila metri quadrati da realizzare a spese del privato, senza costi per i cittadini. Bocciato dalla sinistra con motivazioni che non hanno retto l'urto di una causa in tribunale. L'ennesima figuraccia certificata dai giudici. «Tutti i nodi vengono al pettine - commenta Paolo Berlusconi, azionista di riferimento della proprietà - prima o poi la giustizia è destinata a fare il proprio corso».
Dopo le vittorie di semplici cittadini al Tar e il ricorso dell'opposizione, accettato dal magistrato, che impedisce di fatto di realizzare in maniera «non corretta» 130 appartamenti in via Mazzucotelli, ora è arrivata l'ennesima conferma. Il Piano regolatore cui il sindaco e il suo assessore all'Urbanistica si sono sempre aggrappati per bocciare tutto quanto a loro non gradito non è più in vigore. Anzi non è mai esistito da quando sono al potere. Il nuovo Piano di governo del territorio promesso tre anni fa in campagna elettorale è ancora nella mente dell'assessore e nella matita del sindaco. L'unico strumento del territorio che vale, per i giudici, è quello di 30 e passa anni fa. Non lo dice l'opposizione, ma più di un magistrato. Gli unici a non accorgersi sono proprio il sindaco e il suo tecnico di fiducia, pure lui architetto, seppure in pensione. Sbagliare è lecito, ma il bello è che in città a pagare dei loro errori sono e saranno sempre i soliti noti: i cittadini di Monza che prima o poi si vedranno presentare il conto.