Monza, l’assessore diessino indica chi votare al seggio

Per Antonio Marrazzo essere assessore della giunta Faglia l’ha fatto maturare, «sentire più responsabile, nei confronti della città e dei cittadini». Virgolettato di un politico talmente «responsabile» che, ieri, trenta minuti dopo le nove, in quel di Monza è stato colto in flagranza.
All’ingresso della scuola Citterio di via Collodi, l’imprenditore Antonio Marrazzo - candidato dell’Ulivo per Faglia - turbava il voto, con tanto di valutazioni positive su quell’incidente di percorso che la giunta Faglia ha rappresentato per Monza. A denunciare l’accaduto è stato il sito del comitato elettorale (www.marcomarianisindaco.it) del candidato sindaco del centrodestra.
Indicazione di voto pro Faglia nei pressi dei seggi che Marrazzo ha cessato di offrire solo dopo l’intervento delle forze dell’ordine presenti in via Collodi, che l’hanno identificato dopo avergli segnalato il divieto di fare propaganda nel giorno del voto. Marrazzo visibilmente imbarazzato avrebbe tentato di giustificarsi in un’accesa discussione con una poliziotta. Una decina di minuti, botta e risposta con sorpresa finale: l’assessore uscente ds si è volatilizzato quando sul posto sono giunti gli agenti della Digos. Ai rappresentanti di lista di Forza Italia non è restato quindi che sporgere denuncia. Ma lo stesso film è andato in scena anche in altri seggi, dove quattro-candidati-quattro della sinistra monzese sono stati sorpresi a distribuire santini.
Come a Lissone, dove al seggio di via Buonarrotti un diessino smercia materiale elettorale. Misfatti segnalati un po’ ovunque, da Legnano ad Abbiategrasso, da Cernusco sul Naviglio a Sesto San Giovanni. Ma nell’ex Stalingrado d’Italia il vidivieto di far propaganda fuori e dentro i seggi si concretizza in una trentina di righe, ognuna delle quali è un episodio: si va dal furgone pro sindaco «cubano», Giorgio Oldrini, posteggiato davanti alle scuole al badge elettorale del centrodestra quasi strappato dall’occhiello della giacca dei rappresentanti di lista. Atto di forza compiuto dai pasdaran del sindaco uscente che mal sopportano la dicitura «Pasini sindaco» apposta a fianco dei simboli che sostengono il candidato della Cdl.
Tempo perso spiegare loro che pure la squadra di Filippo Penati alle provinciali si presentò alle urne con un badge simile. Allora non era illegittimo, adesso che si gioca il governo di Sesto lo è diventato. Dettaglio che fa volare le volanti di seggio in seggio. Come quella accorsa in via Fiorani per consentire l’accesso ai seggi ai candidati della Cdl: ingresso off limits secondo la sinistra perché «nomi e cognomi non erano nell’elenco consegnato ai presidenti di seggio». Piccoli misfatti della sinistra che avverte un clima nuovo, la voglia dei cittadini di cambiare la guida ai governi locali per mandare un avviso di sfratto a Romano Prodi.
Voglia di mandarli a casa testimoniata anche dall’alta affluenza alle urne. Nei cinque comuni della neo-Provincia di Monza e Brianza (Carnate, Lesmo, Lissone, Meda e Monza) alle ore 12 avevano votato il 13,9 per cento contro il 12,8 del 2002, quando però la rilevazione fu fatta alle ore 11. Trend in salita con 40,4 per cento alle 19 (contro 38,9 del 2002), che alle 22 si chiude con 56,3, per cento (era 55,4 cinque anni fa). In aumento anche il dato singolo di Monza che alle 22 chiude con il 57,4 contro il 54,2. Leggero calo invece a Sesto San Giovanni: alle 19 si sono recati ai seggi il 38,7 per cento degli elettori (43,2 nel 2002), che alle 22 salgono a 51,5 per cento.
(hanno collaborato
Marco Pirola e Silvia Villani)