Monza, sul Piano del territorio Faglia mette il bavaglio alla Cdl

Il centrodestra ritira 20mila emendamenti ma la sinistra vota 5 regole che di fatto bloccano ogni discussione

Il sindaco Michele Faglia and company vogliono portarsi a casa quel piano di governo del territorio (Pgt) dove sono previsti qualcosa come due milioni e mezzo di metri cubi. E per farlo sono disposti a tutto, anche a buttare le regole della democrazia nel cestino della carta straccia e mettere in piedi cinque regolette che hanno uno scopo solo, quello di blindare l’urbanistica monzese.
Ultimo escamotage procedurale messo in atto dalla maggioranza che (s)governa Monza e che nell’aula consiliare - giovedì sera - ha dato corpo e sostanza a un quadretto miserabile. Un’esagerazione? No, anche se è un eufemismo rende comunque al meglio quello che è avvenuto nell’aula di piazza Trento e Trieste dopo la scelta della Casa delle libertà di ritirare i ventimila emendamenti presentati al Pgt.
«Ventimila emendamenti messi nero su bianco con un solo scopo, fare in modo che non si proceda alla votazione del Pgt» è la tesi sbandierata da Margherita e Ds. Dettaglio: la Cdl quegli emendamenti li ha tutti (o quasi) ritirati, «prova che non siamo un opposizione fine a se stessa» chiosa Osvaldo Mangone, capogruppo di Forza Italia. E, infatti, sul tavolo della giunta restano appena mille e poco più emendamenti su ventimila. Ma, da qui, succede il gioco delle tre tavolette: Faglia fa mettere ai voti cinque regolette «sulla modalità di discussione e di votazione dell’adozione del Pgt». Cinque «no» sottoscritti, dice il presidente del consiglio Rosario Montalbano, dalla «conferenza dei capigruppo e lì concordati, all’unanimità dei presenti». Virgolettato che, attenzione, non va preso alla lettera: l’unanimità è solo «roba loro», a quella conferenza dei capigruppo non erano presenti i rappresentanti della Cdl.
Ma vediamo in dettaglio questi cinque «no»: primo, «non potranno essere presentati sub-emendamenti agli emendamenti»; secondo, «non potranno essere ammesse richieste di votazione per appello nominale»; terzo, «il tempo massimo di presentazione degli emenedamenti posti in discussione è fissato in cinque minuti e la presentazione potrà essere effettuata unicamente da uno dei firmatari». E, ancora, quarto, «è ammesso, oltre alla presentazione prevista al punto terzo, un unico intervento di replica, della durata massima di cinque minuti prima della votazione» e, last but not least, quinto punto «non sono ammesse dichiarazioni di voto sugli emendamenti posti in discussione». Tutto chiaro e semplice: la minoranza va zittita, messa all’angolo anche se eletta dal voto dei monzesi. Loro, gli inquilini del Comune, non vogliono che la città prenda posizione, che Monza abbia regole e certezze. Un centinaio di cittadini ha pure potuto assistere in diretta dallo spazio riservato al pubblico alle decisioni.