Moody’s non manda la Grecia in serie B L’America cresce meno

La Grecia evita la serie B. A differenza di Standard&Poor’s e Fitch, Moody’s ha deciso di non calcare la mano nonostante i conti pubblici fuori controllo di Atene. Solo un leggero declassamento del rating, sceso da A1 ad A2, accompagnato da una considerazione rassicurante: l’agenzia di valutazione Usa vede rischi «molto ridotti» nel reperimento della liquidità nel breve periodo.
Per la Grecia, i cui titoli di Stato erano stati retrocessi dalla categoria A alla B da S&P e da Fitch, è una boccata d’ossigeno. Ma lo è anche per i mercati, che seguono da giorni con preoccupata attenzione le decisioni del governo greco tese a riportare l’anno prossimo il rapporto tra deficit e Pil dall’attuale 12,7% al 9,1% e al 3% nel 2013. La Borsa di Atene è risalita di oltre il 4%, mentre nel resto dell’Europa i listini sono saliti tra lo 0,26% di Francoforte e l’1,07% di Milano. Positiva anche Wall Street (a un’ora dalla chiusura il Dow Jones saliva dello 0,5% e il Nasdaq dello 0,6%), rinvigorita dal buon dato sulla vendita di case esistenti in novembre (+7,4%) che sembra indicare un netto miglioramento del settore immobiliare, tra i più colpiti dalla crisi. Nessuna ripercussione sui mercati ha invece avuto la terza revisione al ribasso subita dal Pil Usa del terzo trimestre. La lettura definitiva colloca la crescita dell’economia al 2,2% rispetto al periodo aprile-giugno, contro il +2,8% stimato in precedenza. L’America è dunque uscita dalla recessione dopo quattro trimestri consecutivi di contrazione, il ciclo peggiore dai tempi della Grande depressione, ma il ritocco verso il basso del Pil segnala che alcune tossine non sono ancora state del tutto smaltite. I consumi privati sono rimasti deboli, così come gli investimenti da parte delle aziende. Nell’ultimo quarter dell’anno è atteso comunque un miglioramento su entrambi i fronti.
Il terzo trimestre ha quasi sicuramente rappresentato lo spartiacque tra la crisi e la ripresa che verrà. Una recovery debole e non priva di ombre, soprattutto sotto il profilo dell’occupazione, con un aumento dei senza-lavoro messo in conto sia dagli Usa che dall’Europa. Un nodo che rischia di condizionare i governi nella rimozione delle misure messe in campo per contrastare la recessione, ma forse non la Federal Reserve. La banca centrale potrebbe infatti virare verso una strategia più restrittiva grazie al tono ottimista sull’evoluzione congiunturale usato dal presidente Ben Bernanke mercoledì scorso. Non a caso, il dollaro viaggia a poca distanza dai recenti massimi di tre mesi sull’euro (1,4281 ieri) e sulle altre principali valute. La liquidità in dollari - è il ragionamento del mercato - verrà ridotta, rendendo il biglietto verde più ricercato, oltre che più remunerativo con il risalire dei tassi. Una prima stretta è attesa già nella prima metà del 2010.