Moody's esagera: la Ue rischia default multipli

Anche le banche italiane non ci credono: il sistema reagisce

Roma Rischi di «default multipli», cioè insolvenze sui titoli di debito pubblico da parte dei Paesi più a rischio, ma anche «uscite dall’euro». Scenari estremi, poco probabili, ma che per Moody’s, vista la situazione, non si possono più ignorare. L’agenzia statunitense sta lavorando alla revisione dei rating dei Paesi europei (terminerà nel primo trimestre 2012), ma questa volta punta i riflettori su tutto il vecchio continente.

«In assenza di misure che stabilizzino le condizioni dei mercati nel breve periodo, o di una stabilizzazione di tali condizioni per altre ragioni, il rischio del credito continuerà a crescere», osserva in un rapporto dedicato all’Europa. Pesano le incertezze politiche in Grecia e in Italia ed il peggioramento delle prospettive di crescita. Elementi che fanno crescere «la verosimiglianza di scenari ancora più negativi», che sono appunto il default di più Paesi e la disgregazione della moneta unica.

Le alternative che prende in considerazione Moody’s sono appunto «una maggiore integrazione o una più ampia frammentazione». Lo scenario più probabile è «che l’eurozona riuscirà a salvarsi senza ulteriori default», anche se per centrare l’obiettivo l’Europa avrà, almeno per un periodo, «implicazioni molto negative per i rating». I Paesi più deboli, in sostanza, rischiano di avere titoli di debito classificati come junk, spazzatura. E questo è un affresco tutto sommato positivo. «Nel corso delle ultime settimane - sostiene Moody’s - sono aumentate le possibilità di scenari molto più negativi.

Questo riflette, fra gli altri fattori, le incertezze politiche in Grecia e Italia, i dubbi sull’entità finale dell’haircut ai titoli di debito ellenici, l’enfasi del recente statement dell’eurosummit sulla natura condizionale degli attuali programmi di aiuto e l’ulteriore peggioramento dell’outlook economico nell’eurozona». Alla luce di queste novità gli scenari sono due: «Il primo prevede multipli default da parte di Paesi dell’eurozona (oltre a quello selettivo della Grecia) e il secondo che prevede fuoriuscite di Paesi dall’area dell’euro».

Tre possibili sviluppi a tinte più che fosche, che non hanno spaventato i mercati, ieri tutti positivi a partire dalla Borsa di Milano, che ha chiuso positiva. E non ci credono nemmeno le Banche italiane, chiamate in causa dall’agenzia statunitense insieme a quelle di tutta Eurolandia.

«L’Italia - assicura Giuseppe Mussari, presidente dell’Abi, l’associazione delle banche - non corre nessun rischio default, il sistema creditizio sta facendo il suo mestiere certamente in un periodo complicato». Per il banchiere (Mussari è presidente del Monte dei Paschi di Siena) non è in discussione l’euro. «Le monete non hanno di per sé colpa, dobbiamo abituarci ad avere più cose e più vincoli in comune di quanti ne abbiamo ora. E nello stesso tempo chi deve fare ciò che è giusto fare, e l’Italia è tra questi Paesi, è bene che le faccia».