La morale cialtrona del cadavere esibizionista

A Roma i morti plastinati di Gunther Von Hagens. Qualche spiritosaggine, molte prediche su salute e senso della vita. E un'offerta speciale per donare il proprio corpo. I defunti assumono pose ridicole: suonano la chitarra, corrono e giocano a basket. Sono le provocazioni del "Dottor Morte"

Volendo, signore e signori, in questi tempi di crisi economica e morale dell’Occidente, potreste prenotarvi per una bella plastinazione. Non è solo un’idea ma la tecnica brevettata dall’anatomista tedesco Gunther von Hagens, la cui esposizione di cadaveri plastinati intitolata Body Worlds è oggi visitabile a Roma (alle Officine Farneto, tra lo Stadio Olimpico e la Farnesina, fino al prossimo 12 febbraio).
I plastinati di Von Hagens assomigliano alle cere della Specola di Firenze, dove sono conservati centinaia di organi e uomini sezionati e scarnificati realizzati dal ceroplasta Clemente Susini a fine Settecento, con la differenza che quelli di Von Hagens non sono di cera ma reali.
La ricetta per la plastinazione, che richiede ben 1500 ore di lavoro, è questa: prendete un cadavere, bloccate il processo di decomposizione mediante il pompaggio di formalina nelle arterie, rimuovete pelle e tessuti adiposi, bagnate il tutto nell’acetone per sciogliere i fluidi e i grassi, mettete il corpo sottovuoto sostituendo l’acetone con del caucciù siliconico, modellate a piacere, polimerizzate con gas, e servite freddo nella posizione prescelta.
Infatti, siccome poi von Hagens è macabro e spiritoso, blocca i cadaveri in pose di vita quotidiana: uno suona la chitarra elettrica, un altro calcia un pallone, un altro ancora tira con l’arco ma con il cervello incollato sulla scatola cranica. Tra i più sorprendenti: un’intera muscolatura rincorsa dal proprio scheletro, L’uomo-pelle del 1997, dove un uomo porta in spalla la sua pelle, e Il maratoneta, un corridore plastinato che perde brandelli di muscolatura, una sorta di scultura di Boccioni in versione splatter.
Sarebbe tutto molto affascinante se l’eccesso di pedagogia teologico-naturalista non diventasse la vera parte orribile della mostra. I comitati di bioetica sono intervenuti in Body Worlds imponendo qua e là preservativi religiosi, per cui tra un cervello enucleato, una sezione testicolare e un cancro ai polmoni si legge che «l’essere umano vivente è la gloria di Dio, il corpo umano è di essenziale importanza per la nostra umanità, per la nostra personalità». E perfino lo stesso Von Hagens sembra un mix tra Mengele e la Tamaro: «Nel plastinato riconosciamo noi stessi, la nostra vulnerabilità e il miracolo della nostra esistenza. Questa autoconsapevolezza del nostro corpo suscita una gioia di vivere basata su una ponderata concezione della salute che tocca il nostro cuore».
Inoltre i bioetici devono aver terrorizzato anche i ragazzi dello staff. Uno degli uffici stampa, il simpatico Massimo, a ogni passo che muovo tra i cadaveri plastinati ci tiene a informarmi che è tutto a fin di bene: la mostra serve allo studio, serve alla ricerca, serve a vivere meglio, e io penso che peccato, speravo non servisse a niente. E mi blocca quando arriviamo di fronte all’ingresso dell’ultima sala («l’abbiamo messa in fondo apposta»), come se ci fosse Hannibal Lecter, mettendomi in guardia, nel caso fossi sensibile.
Ma lui sta ancora parlando che mi sono già fiondato dentro sperando di trovarci cose terribili o almeno Nina Moric deplastinata, invece ci sono solo nove feti plastinati in nove fasi di sviluppo e una donna incinta plastinata e Rambaldi li avrebbe fatti meglio, vabbè. Massimo poi mi informa che qualcuno, mi pare Merlo venuto per Repubblica, si è impressionato, poverino, mentre qualcun altro di Libero, al contrario, ha trovato la donna incinta poetica, e penso poverino anche lui, come al solito io non provo mai niente.
Tuttavia per capire lo scandalo chiedo: «Non ho capito, qual è il problema, li hanno plastinati vivi?». «Ma no!». «E allora?». «Sai... i bambini... la donna incinta... Se uno è sensibile...». Lo guardo, mi guarda, butto un’occhiata ai feti, commento: «Ma se non sono neppure scarnificati!». Massimo non sa se ridere, mi guarda preoccupato, si guarda intorno, forse teme che qualche persona sensibile e non ancora plastinata mi abbia sentito.
Insomma, qui ovunque ti giri si precisa, si tranquillizza, si forniscono moduli per avvertire che non c’è «violazione della dignità umana», non c’è «disturbo della quiete dei defunti», non c’è «commercializzazione della morte», non c’è «soddisfazione del brivido», che noia.
Nelle teche trovi il polmone sano del non fumatore messo vicino al polmone malato del fumatore, le arterie sane del vegetariano e le arterie intaccate dal costerolo di chi mangia troppo, perché «il confronto tra gli organi sani e malati è il modo con cui Body Worlds ci rammenta che il nostro corpo non è solo un dono divino o della natura, ma che al contrario ne siamo responsabili per tutta la vita, perché è il risultato dei nostri stili di vita». Come se l’agnizione della mostruosità della fisiologia, sviluppatasi in milione di anni di adattamenti biologici, e perfino le surreali composizioni di von Hagens, non azzerassero le distinzioni etiche tra sano e malato. E un sondaggio ci informa che, tra i visitatori, «un buon numero ha effettivamente modificato i propri modelli comportamentali, conciliandoli con la decisione di praticare una vita più sana».
«E quanti uscendo si sono invece fatti plastinare?» chiedo a Massimo, sbadigliando.
«Tredicimila» risponde lui.
«Però, mica pochi».
Infine Massimo mi informa che, facendosi plastinare, si può entrare in tutte le mostre del mondo gratis, non ho capito se prima o dopo la plastinazione e non ho capito se lui prende una percentuale sui plastinati, però, penso, sarebbe fico se la prendesse. In ogni caso declino l’offerta perché io sono più tradizionalista e sto mettendo i soldi da parte per il Chryonics Institute, cioè la plastinazione sarà pure à la page ma una volta plastinato sei fritto, mentre se andate sul sito cryonics.org vedrete quante offerte speciali: per esempio per soli centomila dollari vi tengono ibernati almeno un migliaio di anni, molto più conveniente.