Moratoria per la bellezza

Stefano Zecchi

Ci sono davvero cose più importanti su cui riflettere: anzi c’è l’imbarazzo della scelta. La crisi mediorientale, la politica nazionale, il petrolio che sale: ha ragione da vendere Facci, quando ieri ci diceva la sua opinione sulle opinioni espresse da raffinatissime giornaliste sulla vicenda di Anna Falchi. Ma la bella e, oggi, sfortunata signora è un esempio del potere d’interdizione sempre più devastante della stampa. Un’interdizione che si concentra sull’obiettivo e poi decide come agire. Può essere scelta la delegittimazione: un esercizio di cui è abilissima la sinistra per eliminare chi ha opinioni diverse dal suo coro conformista oppure chi è oggettivamente un pericolo in grado di smascherare il suo vero volto. Allora si può andare dalla delegittimazione dell’intellettuale attraverso il semplice disconoscimento della sua esistenza per arrivare, per esempio, fino al sistematico tentativo di demolizione dell’operato della Commissione Mitrokhin.
Poi c’è l’interdizione che si esercita attraverso l’irrisione calunniosa. Di questo sono abilissimi i giornali che vivono di pettegolezzi e di scandali mediocri. Sulla pelle del malcapitato si taglia addosso un vestito di insinuazioni e ipotetiche calunnie per divertire il lettore e catturare la sua umana morbosità. Questi dopo un po’ si annoia dell’argomento e dimentica, mentre all’interdetto resta il compito più o meno difficile di rimettere insieme i cocci della sua identità devastata.
L’interdizione fatta di puro linciaggio è quella più facile e, naturalmente, più vile. L’individuazione dell’obiettivo è semplicissima: personaggio noto, preferibilmente potente, caduto in una disgrazia di cui si deve (si vorrebbe) essere certi che sia irreversibile (per non rischiare ritorsioni). Durante l’epoca di Mani pulite abbiamo avuto fulgidi esempi di questo tipo di interdizione che rievoca la gogna, con la non lieve differenza che al tempo della gogna non si sapeva cosa significassero parole come democrazia e diritti civili. Ci si ricorderà di Craxi, di Forlani, di coloro che non sopportando psicologicamente l’interdizione mediatica, stile gogna, scelsero il suicidio.
Anna Falchi rientra in quest’ultima modalità dell’interdizione. Prendere di mira lei è più facile che rubare le caramelle ai bambini. Il sistema divistico femminile costruisce un’immagine di donna, la cui prerogativa fondamentale è negare il fatto di avere di fronte una donna normale che ha, però, l’avventura di essere generalmente bella.
La comunicazione, in questi casi composta quasi sempre da donne, ha un occhio di riguardo se l’attrice sposa un cavaliere d’industria affermato, possibilmente snob e con il flirt per la sinistra, perché dall’altra parte anche se sono ricchi rimangono comunque dei pezzenti. L’occhio di riguardo è quindi un ossequio al marito, non alla moglie, che rimane quella che è: un’attrice, o attricetta.
Nella vita si può avere fortuna e sfortuna. Una donna può sposare un uomo ricco che poi fallisce. Il matrimonio può resistere o finire: è nell’ordine naturale delle cose. Un’attrice, o attricetta, non rientra nell’ordine naturale delle cose. Innanzitutto la sua colpa originaria è di essere bella; poi è di avere usato la bellezza per conquistare un uomo ricco o potente (o le due cose insieme); infine di servirsi della sua bellezza per gareggiare con il marito ricco e potente onde evitare di sparire dal mondo dello spettacolo che per lei è, comunque, quello del suo lavoro. Se l’attrice ha la sfortuna di non imbroccare il marito giusto, è finita: scatta su di lei l’interdizione nella forma della gogna, soprattutto per opera di giornalisti del suo stesso sesso. Donne. Ecco il caso di Anna Falchi che ha sposato un uomo che sembra tutto fuorché un illustre cavaliere d’industria, che non nasce in una città d’arte, che non flirta a sinistra, che viene incastrato dalla magistratura. Peggio di così!
All’interdizione non si sfugge: inutile invocare umanità e pietà. La comunicazione vive perché non si nega disumanità e spietatezza. Suggerirei, piuttosto, facendomi forte della mia professione, una moratoria per la bellezza, per la donna bella. Si lascino in pace le donne belle: dalla mitica Elena di Troia alla realissima Anna Falchi la storia è sempre la stessa, l’invidia per la bellezza crea soltanto guai e pessime figure alle beghine incarognite che la vogliono svilire.
Stefano Zecchi