La moratoria dell’Onu

L’importante è sapere che, finita la festa e la commozione, non cambia niente, oppure che cambia pochissimo, perché le moratorie dell’Onu quasi mai hanno un riscontro nel comportamento politico, economico e sociale di un singolo Paese. Una per tutte: quella che chiede di abolire le sanzioni contro Cuba e che viene ignorata. Non è solo che le Nazioni Unite hanno una linea e una condotta che brillano per farraginosità burocratica, corruzione, antisemitismo, antiamericanismo, terzomondismo, guerre ignorate e lasciate diventare stragi di civili inermi eccetera, dunque la sua credibilità è pari allo zero. È che la dolorosa questione della pena di morte ha fatto passi grandi da quando la battaglia cominciò nel 1994 con la Bonino commissario europeo grazie a Berlusconi. Il testo approvato ieri fa onore all’attuale governo che, come tutti negli ultimi 13 anni, ci ha provato, riuscendoci, e credo che dietro al risultato ci sia più il ghigno di D’Alema che i digiuni dei radicali. Però nel frattempo il testo è stato ben annacquato rispetto al rigore preteso dai Paesi nord-europei.
Nel Paese considerato l’arcinemico da buona parte d’Europa, gli Usa, hanno fatto da soli e per questo non hanno alzato in Assemblea il muro che le altre volte aveva bloccato tutto. C’è un pronunciamento della Corte Suprema sulla crudeltà dell’uso dell’iniezione letale. Siccome è ormai l’unico metodo - tranne che in Nebraska, dove c’è ancora la sedia elettrica - sono state sospese esecuzioni in Alabama, Virginia, Arkansas, Mississippi, una per intervento del presidente Bush, e il New Jersey, che dal 1963 non mandava più nessuno a morte, ha abolito la pena capitale. Ancora qualche anno e l’America avrà fatto a modo suo la sua abolizione.
Prima però che vi raccontino che da oggi la pena di morte non c’è più da nessuna parte, sappiate che la mozione «esorta» gli Stati che la contemplano a:
«1) rispettare gli standard internazionali che prevedono le garanzie che consentono la protezione dei diritti di chi è condannato a morte, in particolare gli standard minimi, stabiliti dall’annesso alla risoluzione del Consiglio Economico e Sociale, 1984/50;
2) fornire al segretario generale le informazioni relative all’uso della pena capitale e al rispetto delle garanzie che consentono la protezione dei diritti dei condannati a morte;
3) limitarne progressivamente l’uso e ridurre il numero dei reati per i quali la pena di morte può essere comminata;
4) stabilire una moratoria delle esecuzioni in vista dall’abolizione della pena di morte».
Provatevi ora a pensare alla reazione di Pechino, imbandierata a festa per le Olimpiadi, alla mancanza totale di informazione su carceri, torture e decine di migliaia passati per le armi, pensate alla Birmania, al Tibet, che il Dalai Lama l’abbiamo snobbato, e vedrete che festa e commozione s’ammosceranno.