Moratoria per le profumerie

Chi volesse fare sul serio come Padre Pietro Gheddo, questo almeno penso io, proporrebbe semmai una moratoria sulle Olimpiadi in Cina: e magari partendo proprio dall’aborto. Non è solo la nazione dove infatti vengono giustiziati più individui che in tutti i Paesi del mondo messi insieme: è la nazione, atea e non laica, della disgraziatissima politica del figlio unico, è il luogo dove è capitato che funzionari statali affogassero i neonati secondogeniti in una risaia: e fioccano le testimonianze. Da noi c’è la 194, da loro non c’è nulla: l'aborto viene praticato sino al nono mese (a calci, se necessario) e le autorità estraggono dai feti il collagene che serve a produrre cosmetici destinati peraltro al mercato europeo: ne parlò anche il Guardian, gli aborti sono nelle profumerie. La Cina non è l’India o la Corea, dove pure avvengono orrori paragonabili: è il noto partner commerciale, è lo Stato che pretende d’influire sulla nostra agenda diplomatica e che minaccia ritorsioni: mentre noi niente, noi andiamo in Cina a lanciare il giavellotto. Ma boicottare le Olimpiadi non sarebbe una campagna mirante in particolare a provocare o a dividere: solo a ridurre il danno, unendo laici e cattolici. Non è roba per , temo.