Moratti: «Abbasserò le tasse ai milanesi»

«Una vittoria dei riformisti e dei moderati, un segnale all’Italia. La giunta? Sceglieremo in base a competenza, professionalità ed esperienza». Ferrante recrimina e accusa gli alleati

Sabrina Cottone

da Milano

«Sì, chiamatemi signor sindaco». Lady Moratti, prima donna alla guida di Milano, preferisce l’eleganza del maschile al politicamente corretto ma maledettamente stonato «sindaca». O al «signora sindaca» che sfonda la barriera della cacofonìa. Nessun timore delle femministe anche quando esclude di applicare alla sua giunta le quote rosa. «Ognuno si deve affermare per le proprie capacità», però lei è la prima a dire che una donna «può rendere la città più bella». E la leggerezza del dibattito dà l’idea del clima disteso il giorno dopo la vittoria al primo turno: è finita cinquantadue a quarantasette.
Preliminari all’affondo politico: «È una vittoria dei riformisti e dei moderati, importante per tutto il Paese. Milano ha dato un segnale all’Italia». Moratti ha garantito che abbasserà le tasse comunali, a partire dall’Ici sulla casa per arrivare all’imposta sui rifiuti. «Le mie non erano promesse, ma impegni che diventeranno realtà nel 2007, nel primo bilancio sul quale avrò la possibilità di intervenire» assicura dopo l’elezione. Nel suo programma anche il prezzo dell’autobus bloccato a un euro per i prossimi cinque anni e trasporti pubblici gratis agli over sessantacinque bisognosi. Insomma, il neo sindaco si prepara a mettere in pratica a Milano il programma della Cdl che non potrà essere attuato a livello nazionale.
Letizia Moratti, fedele osservante delle istituzioni, è felice delle telefonate del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dei suoi predecessori, Carlo Azeglio Ciampi e Francesco Cossiga, dei leader della Cdl. E certamente ha gradito fiori e congratulazioni che le ha mandato lo sconfitto, Bruno Ferrante. È pronta a collaborare con il governo, purché dia una mano alla città: «Lavorerò con Prodi, che ha già dato segnali, per far sì che Milano sia ascoltata».
Spiega garbata ma decisa che i cinque punti di differenza che la separano dall’ex prefetto, Ferrante, sono stati un successo personale e della sua lista civica («ho avuto una vittoria piena, netta e più preferenze dei partiti»), e di Forza Italia, arrivata al 32,2 per cento (quattro punti oltre il 9 aprile).
Ai seggi ha spopolato Silvio Berlusconi, che oltre a lanciare il partito ha ottenuto cinquantatremila preferenze personali. Moratti riconosce «l’effetto traino» e giura che l’ex premier sarà presente a Palazzo Marino perché le ha assicurato che si sarebbe impegnato in Consiglio comunale «come io gli ho chiesto». Il Cavaliere ha già detto che farà da «consulente» e a questo punto il centrodestra si aspetta di avere in Berlusconi uno dei protagonisti della vita politica della città, diventata una roccaforte azzurra prima ancora che della Cdl.
Adesso si tratta di contare i voti (An, Udc e Lega sono in flessione, la lista Moratti è la terza forza della Cdl) e discutere vicesindaco e giunta. Già oggi avranno il via gli incontri con i partiti e la signora, sia pur con gentilezza, lascia intendere che se ne discuterà tutti insieme ma sarà lei ad avere l’ultima parola: «Sceglieremo in base a competenza, professionalità ed esperienza».
A sinistra prevale l’amarezza. Si lamenta ad alta voce lo sconfitto Ferrante, che a un certo punto aveva anche sperato di arrivare al ballottaggio, ingannato dai primi sondaggi che fotografavano un inesistente testa a testa e poi dalla lentezza esasperante dello scrutinio. «I partiti che hanno sostenuto la mia candidatura avrebbero potuto crederci un po’ di più e invece ho avuto l’impressione che dopo il 9 aprile sia venuto meno molto entusiasmo» si sfoga. Azzarda: «Siamo arrivati a un passo dalla vittoria e avremmo potuto conquistare Palazzo Marino». O almeno lui si è illuso che fosse possibile. Certo così non è stato: i risultati raccontano tutta un’altra Milano.