Moratti: adesso onorate la maglia. Via libera alla cessione di Adriano

Ieri Moratti e l’Inter hanno preferito pensare alla festa del 27 maggio
anziché al nubifragio romano del 9 maggio. Ora il rischio è quello di vedersi ribaltare addosso malumori e
sarcasmi, il solito ritornello che tanto male fa al cuore degli
interisti: scudetto facile, basta un niente per veder saltare in aria
questa Inter

Stavolta il silenzio non è degli innocenti. Stavolta il silenzio vuole salvare l’immagine di una stagione. Ieri Moratti e l’Inter hanno preferito pensare alla festa del 27 maggio anziché al nubifragio romano del 9 maggio. Il presidente aveva già intuito che la squadra non era più competitiva: infortuni, divagazioni, festeggiamenti. Ne aveva parlato subito dopo la partita di Siena. Ma ora il rischio è quello di vedersi ribaltare addosso malumori e sarcasmi, il solito ritornello che tanto male fa al cuore degli interisti: scudetto facile, basta un niente per veder saltare in aria questa Inter. Nella notte di Roma, Moratti ha cercato di mantenere calma ed equilibrio. Ed ha cercato di farla mantenere alla squadra. Calma apparente. Perdere in quel modo farebbe imbestialire anche un asceta. Ed allora il solito bisbiglio presidenziale è diventato un ordine, forte, imperioso, carico di rabbia quando ha domandato a Mancini ed ai giocatori di rimettersi velocemente in riga. Ha chiesto attenzione e devozione per una maglia. «È andata in questo modo, ma a San Siro cercate un grande riscatto». Ordine laconico, essenziale, riassunto così: ora onorate la maglia.
Il presidente è realista e non crede alla rimonta, ma vuole una grande vittoria, qualcosa che ristabilisca i rapporti di forza con la squadra di Spalletti. La Roma ha fatto andare di traverso alla gente nerazzurra tutta l’ultima parte di stagione: ha vinto a San Siro quando tifosi e squadra erano pronti a festeggiare, ora l’ha devastata di gol rischiando di appannare soddisfazione e lavoro di una intera stagione. Ma questa partita, come quelle con il Valencia, ha dimostrato che la squadra deve sempre stare in tensione, il motore non può andare a giri bassi e quasi sempre servono gli uomini migliori. Ibrahimovic vale mezza squadra, Vieira un altro terzo, Cambiasso è un altro insostituibile. Da qui il discorso sul mercato.
Ieri As, quotidiano sportivo di Madrid, ha rilanciato l’interesse del Real per Adriano. Trattativa avviata da José Angel Sanchez, direttore generale del club. Inter e Real non si sono parlate ufficialmente. Ma i procuratori, Gilmar l’uomo di Adriano e Bronzetti factotum con influenze nel Real, hanno cominciato a valutare la situazione. L’Inter è disponibile alla vendita, avendo capito che Adriano non è recuperabile. Almeno a Milano. Moratti continua a difenderlo, ma soprattutto per salvaguardare le strategie di mercato. Se riceve una buona offerta lo molla. Non senza aver messo punti fissi: entro fine maggio saprà se Crespo rimarrà o sarà costretto a tornare al Chelsea. In aggiunta dovrà avere in mano una punta ad alto livello. Non è chiusa l’ipotesi Toni, nonostante le apparenze.
Mancini, che non si fida di Recoba e deve sostituire Figo, ha chiesto due uomini: Suazo dal Cagliari per ritrovare in attacco un giocatore abile e veloce e Pato Alexandre, l’ultimo gioiello del calcio brasiliano, che a 17 anni ha già la faccia e il piede di una stella. È campione del mondo per club con l’International di Porto Alegre ed è diventato il più giovane goleador in una competizione Fifa: ha segnato a 17 anni e 102 giorni. Il primato precedente apparteneva a Pelè. Seconda punta con il senso del gol, Pato è stato seguito con attenzione dagli osservatori del tecnico. Anche recentemente. Risultato? Straordinario: vale tipi come Messi e Ronaldinho. Ma l’allenatore nerazzurro continua ad avere un altro pallino: si chiama De Rossi e sa che forse rimarrà un sogno. Però se la Roma fosse disposta a vendere Aquilani, l’Inter si metterebbe in prima fila. Mai come in questi casi tecnico e presidente vanno d’accordo.