La Moratti ai maturandi: «Onorate i vostri bisnonni»

Via agli esami, il ministro scrive agli studenti: «In 80 anni il Paese è cresciuto, rendetelo più competitivo»

Federica Artina

da Milano

Un po’ ministro, un po’ mamma. Ieri Letizia Moratti ha scritto una lettera aperta ai 482mila maturandi da oggi impegnati nell’esame di Stato, definito dal ministro «la prima grande prova della vostra vita».
Alla vigilia dell’inizio della maturità 2005 il ministro dell’Istruzione si è rivolto ai ragazzi e alle ragazze cercando di rassicurarli e invitandoli a stare tranquilli. Niente consigli - «sarebbero fuori luogo in questo momento» - ma parole di stima per questi giovani, con uno sguardo al passato e una sottolineatura del loro ruolo di privilegiati: «Pensate, ottant’anni esatti fa i candidati alla maturità furono poco più di ventimila. Quale straordinario cammino ha compiuto il nostro paese dai tempi dei vostri bisnonni». La lettera prosegue con una breve analisi della scuola come maestra di vita e luogo di formazione della persona: «In questi anni avete appreso tanto. Ma la scuola vi ha anche aiutato a crescere dal punto di vista sociale e culturale, come persone responsabili e come cittadini».
E poi, lo sguardo verso il futuro, verso il «dopo». Molti studenti hanno già deciso di proseguire la loro carriera scolastica iscrivendosi all’università, mentre per gli altri si apriranno le porte del mondo del lavoro. Per tutti il ministro ha parole di incoraggiamento: «L’inserimento in ognuno di questi due mondi richiede soprattutto una grande capacità di confrontarsi con i sempre più rapidi mutamenti sociali ed economici e di interagire con realtà diverse, comprese quelle europea e internazionale, sempre più caratterizzate dalle grandi conquiste della ricerca scientifica e dalla rapidissima e sorprendente evoluzione della tecnologia». E rilancia il discorso della competitività: «Sono questi i settori per i quali sempre più urgente si rivela l’esigenza di competitività internazionale per il nostro Paese e sempre più numerose sono le richieste di professionalità specifiche». Infine, il più classico degli «in bocca al lupo» e un augurio ai ragazzi «per il vostro futuro».
E ieri, mentre su internet impazzava ancora la caccia alla traccia, qualcuno ha pensato bene di passare minuziosamente al setaccio riga per riga il messaggio del ministro per cercare di scovare qualche imprevista indicazione sui titoli dei temi. «Vuoi vedere che ci capita una prova d’esame sullo sviluppo economico dell’Italia nel Novecento?» sobillava qualcuno sui forum on-line.
Ogni dubbio sarà spazzato via questa mattina alle 8.30, quando i presidenti di commissione strapperanno la busta gialla timbrata e sigillata dal ministero dando inizio alla sessione d’esame. Di sicuro in aula si entrerà davvero come ottant’anni fa: con il solo dizionario della lingua italiana sotto il braccio. Almeno in teoria. Ma gli aspiranti copioni avranno vita dura: il ministero e gli istituti scolastici hanno infatti stilato nelle scorse settimane il loro piano preventivo contro gli imbroglioni. Vietato entrare in aula con telefoni cellulari di qualsiasi tipo, palmari e personal computer portatili dotati di dispositivi capaci di connettersi con l’esterno, come bluetooth, umts o gprs. E a vigilare attorno agli istituti scolastici ci sarà anche la Polizia delle comunicazioni.