Moratti: "Benitez, che matassa" Ma ora si tratta per davvero

Il presidente dell’Inter: "Vicenda complicata, stiamo cercando di capire". Società e tecnico divisi da un milione. E il manager di Rafa apre uno spiraglio

Al calar delle tenebre, Rafa Benitez è ancora (formalmente) l’allenatore dell’Inter. E questa è già una notizia, anche se l’addio è ormai sicuro. Il tecnico spagnolo, trincerato nel feudo amico di Liverpool, non si è palesato ieri in via Durini come qualche dirigente nerazzurro sperava.
Lo ha fatto per lui il suo agente, Manuel Garcia Quillon, che nel tardo pomeriggio si è incontrato nella sede dell’Inter con il vicepresidente nerazzurro Rinaldo Ghelfi. «Sto trattando la risoluzione del contratto e oggi avrò un nuovo incontro con la società», ha detto il procuratore del tecnico, confermando che il dialogo fra le parti sta andando avanti, anche se a rilento e con non poche complicazioni. Il mandato ricevuto da Quillon è chiaro: Benitez sa di non poter più sedere sulla panchina nerazzurra, ma non vuole andarsene prima di aver ottenuto ciò che gli spetta per contratto. E cioè gli 8 milioni di euro (netti) in due anni concordati quest’estate, quando lo spagnolo ha ereditato il ruolo di Josè Mourinho.
Niente dimissioni spontanee, dunque. E niente annuncio di Leonardo, parcheggiato momentaneamente fuori dalla porta di Appiano Gentile con le valigie in mano. Prima di entrare, il brasiliano ex Milan dovrà aspettare che Benitez lasci la stanza libera. Raccogliendo tutte le sue cose, compreso la bella manciata di milioncini.
Che la separazione con il tecnico spagnolo si stia rivelando più seccante del previsto lo ha fatto intendere ieri Massimo Moratti: «Tutto quello che è successo è un po’ inaspettato, è una matassa, stiamo valutando tutti i punti di vista». Per tentare di sbrogliarla, Moratti si sta affidando a tutti i suoi consulenti. La volontà dell’Inter è di accelerare i tempi per chiudere la vicenda entro Natale.
Il problema è che invece Benitez non ha fretta. Lui attende nel Merseyside le mosse del «nemico». Non si schioda dal suo fortino. L’allenatore vuole far penare il presidente nerazzurro, quasi come Gregorio VII con Enrico IV. A Canossa ci vollero tre giorni per giungere a un accordo, ma l’imperatore dovette supplicare in ginocchio il Papa e cospargersi il capo di cenere prima di essere accontentato. Qui non si arriverà a tanto, ma Moratti dovrà comunque sudare sette camicie per liberarsi del tecnico a condizioni accettabili. E cioè con uno sconto di uno o più milioni di euro sulla buonuscita.
La sensazione è che prima o poi si arriverà a un accordo. Le parole dello stesso Quillon fanno capire che il muro contro muro si risolverà senza il bisogno di far approdare il caso in un’aula di tribunale. Cosa che in fondo non vuole nessuna delle due parti. Ecco perché al pessimismo morattiano del primo pomeriggio ha fatto seguito un cauto ottimismo in serata.
Il problema dell’Inter, come accennato, resta la tempistica. Gli allenamenti della squadra riprenderanno il 29 dicembre. Moratti vorrebbe che a dirigerli fosse già il nuovo tecnico. Se però la «matassa Benitez» sarà ancora ingarbugliata, non è escluso che il compito venga affidato a Beppe Baresi.
Leonardo intanto aspetta. Nonostante le smentite di rito di Moratti («non ho mai incontrato Leo in questo periodo», ha ribadito il presidente ieri), è ormai evidente a tutti che sarà l’ex giocatore, dirigente e allenatore del Milan ad assumere la guida di Zanetti e compagni.
Il brasiliano potrebbe arrivare in concomitanza con il primo rinforzo del mercato invernale. Ieri in via Durini, oltre a Quillon, si è presentato Andrea Ranocchia con il suo procuratore Tullio Tinti. I due hanno incontrato il dt Marco Branca, che ha cercato di convincere il giocatore ad anticipare il suo arrivo in nerazzurro, previsto originariamente per giugno. Aumentano dunque le probabilità di vedere il giovane difensore (ora al Genoa in comproprietà) ad Appiano Gentile già a gennaio. Un acquisto importante, specie dopo l’infortunio di Samuel. Chissà che ne pensa Benitez.