La Moratti a Bossi: "L’Expo? È il futuro"

Polemica sull'esposizione. Il sindaco e la Bracco difendono l’evento dagli attacchi del senatùr
che lo aveva definito "antiquato": "Il 2015 sarà innovativo e con tante
cooperazioni nel mondo". Il 2 giugno a Parigi bilancio sui piani

L’Expo un progetto del secolo scorso? La provocazione di Umberto Bossi, che evoca i tempi di velocipedi e locomotive a vapore, fa reagire prontamente i protagonisti della politica e dell’economia che stanno organizzando l’evento. A partire dal sindaco e commissario straordinario. Letizia Moratti non perde la pazienza di fronte all’ennesima puntura di spillo, che arriva pochi giorni prima dell’assemblea del Bie: «L’Expo è un progetto fortemente innovativo, che porteremo avanti con tutti coloro che ci credono. E credetemi, a Milano sono il 99,99 per cento». Parla anche Diana Bracco, presidente di Assolombarda e di Soge, la società di gestione dell’Expo: «Convinceremo Bossi che siamo innovativi».
Ma è la Moratti a difendere appassionatamente Expo davanti ad architetti e urbanisti riuniti nella sede del Sole-24 ore a discutere il tema, punta sui contenuti e sulle relazioni che ne potranno nascere: «Non è un evento ma un progetto, che è già partito e che si svilupperà fino al 2015 e oltre con iniziative di cooperazione internazionale in tutto il mondo».
Il 2 giugno a Parigi, davanti al Bureau International des Expositions, Milano illustrerà lo stato d’avanzamento del progetto. La Moratti si dice sicura che i tempi saranno rispettati. Il prossimo appuntamento stringente è con il masterplan e la scadenza è aprile 2010: «I ritardi in questo momento non ci sono: partendo ad ottobre, per arrivare a un master plan in aprile i tempi ci sono tutti. Attendiamo luglio per le indicazioni concettuali della consulta architettonica, poi partirà il lavoro interno e le gare internazionali per il master plan».
Nessuna polemica con il consiglio dei ministri. Nonostante i mancati finanziamenti per la M6, il sindaco si dice serena anche per quel che riguarda le infrastrutture: «Gli investimenti ci sono stati assicurati: i primi dal governo Prodi e poi dal governo Berlusconi che ha fatto totalmente la sua parte». Conclusione: «Siamo sulla buona strada, perché abbiamo compagni di strada che ci credono e che investono le loro intelligenze sul progetto. Credo che al di là delle osservazioni marginali che scrivono i giornali, Expo avrà un grande successo».
Tra i fan della prima ora dell’Expo c’è anche Sergio Escobar, che era volato a Parigi il giorno della vittoria. Il presidente del Piccolo Teatro, che nel suo cartellone punta molto sui rapporti internazionali, difende Expo dagli assalti della Lega. «Non è più l’Expo in cui si vanno a vedere le macchine a vapore - arringa Escobar durante la presentazione della nuova stagione del Piccolo -. L’Expo dovrebbe essere la traduzione concreta dell’idea che la cittadinanza è un rapporto vero fra le differenze, è il superamento dell’idea che ci sia qualcosa di riservato per qualcuno». L’Expo, sostiene ancora Escobar, «ormai è il nome impronunciabile. E trovo abbastanza buffo che tutti i giorni si chieda, in generale ma in particolare al sindaco, di spiegare le ragioni per cui è importante avere a Milano l’Expo. Queste parole le abbiamo già spese prima che ci fosse assegnata. Torniamo a chiedercelo ancora?».
Anche se continuano le polemiche, la macchina non si ferma. Si è svolto ieri un incontro fra Moratti, Bracco e il ministero degli Esteri sui «485 progetti» di cooperazione internazionale avviati con Expo. Il sindaco ne approfitta per ironizzare su coloro che puntano l’attenzione solo sugli aspetti più strettamente legati alla gestione del potere: «Nonostante che del progetto Expo si parli sempre e solo del consiglio di amministrazione, i 485 progetti stanno andando avanti. Meraviglia delle meraviglie li stiamo già realizzando».