Moratti: "La Champions, certo... ma anche il campionato"

Il presidente dell’Inter detta gli obbiettivi: "Quel trofeo non lo vinciamo da mille anni, ma lo scudetto è qualcosa di obbligatorio". Vicenda Chivu: "Siamo fuori dalla trattativa,
ufficialmente, non ufficiosamente
Ho avvisato la famiglia Sensi"

nostro inviato a Riscone

Detta con Oliviero Toscani l’Inter è «l’insicurezza non misurabile». Detta con Massimo Moratti, l’Inter è una squadra «antipatica solo per chi commissiona le statistiche». Per tutti e due, detta sempre con Toscani, «una condizione umana». Rieccola tutta assieme: giocatori, sponsor, tifosi eccellenti convocati per rendere creativa la stagione dei cento anni. Ieri è approdata nel ritiro - fortezza - laboratorio di Riscone di Brunico, fra verde e boschi così geometricamente disegnati da farci sentire una volta di più al confine del made in Italy. Finiti i dolci bagni sardi, ora saranno giorni di sudore, e forse dolore, per farne una macchina da guerra calcistica. Con vista Champions. «Ma guai», dice il presidente, «snobbare il campionato. Sarebbe stupido sedersi dopo un’annata come quella passata». Da lontano Chivu fa bye-bye. «Vado in ritiro e non credo di avere bisogno di guardie del corpo». E Moratti conferma che forse l’addio è definitivo. C’è altro da pensare. L’Inter ricomincia dal 14 luglio che un tempo segnò la presa della Bastiglia, l’anno passato la prima retrocessione (a meno 30) della Juvents in serie B.
Presidente ricorda? Moratti sorride. Eppoi ricorda. O piuttosto contempla. «Certo che ricordo. Da un anno sono mutate tante cose, sono sparite alcune persone. È cambiata una certa parte di questo mondo ed è stata una cosa positiva».
Ora sono veleni che corrono. Soprattutto fra Inter e Juve... Soprattutto di parte juventina. Non è pericoloso?
«Non c’è ragione. Credo sia fatto per difendere e giustificare la sua storia davanti ai tifosi. Non c’è nulla che ci metta in condizione di inimicizia».
Cobolli Gigli ha detto che, allo stadio, non le siederà accanto...
«Era una battuta, si riferiva ai presidenti spagnoli. Non ho mai visto una partita accanto ad un presidente italiano».
L’Inter è più antipatica...
«Il carattere è lo stesso di prima. Può darsi che la squadra sia più pragmatica e diventi meno simpatica per i tifosi. Ma la società non è arrogante».
Ora i giocatori vogliono arrivare a Milano...
«Succedeva anche in passato. Dipendeva dalla nostra generosità potenziale e dal fatto che da tempo non vincevamo. Ora perchè abbiamo vinto e puntiamo alla Champions».
Voleva venire anche Nedved...
«Mi è sembrato un fatto molto giornalistico e legato al miglioramento dell’ingaggio».
Conferma che l’obbiettivo è la Champions?
«È l’obbiettivo perchè sono mille anni che non la vinciamo e l’anno scorso non ci siamo riusciti. Ma il campionato è ancora qualcosa di obbligatorio».
Non servono grandi ritocchi?
«No, i giocatori sono tanti e di qualità. Poi contano tenacia, spirito di gruppo, capacità di gestire le partite».
Sacchi dice che lei dà uno schiaffo alla miseria...
«Non è carino. Non commento. Non so cosa faccia lui per fare il contrario. Mi spiace moltissimo, se do questa impressione».
Chivu arriverà?
«Siamo fuori dalla trattativa: ufficialmente, non ufficiosamente. Ho avvisato la famiglia Sensi. Non mi sono alzato da un tavolo per risedermi più tardi».
Eppure la logica dice: Chivu va all’Inter...
«Chivu e la Roma sono liberi di fare ciò che vogliono. Le logiche cambiano. ».
Becali, il manager del giocatore, ha detto: solo un miracolo porterà Chivu in nerazzurro...
«Non è questione di miracoli, ma di coerenza e rispetto nei confronti della Roma. Mi sembra antipatico farmi sotto ora che siamo rimasti gli unici. Sul piano economico abbiamo già speso: oltre a Suazo, c’è Ribas, forse arriverà Kovac che è un mediano».
Inter sempre meno italiana...
«Sorrido, perchè è una storia vecchia. Ci siamo mossi sul mercato Primavera per avere ragazzi italiani forti nelle giovanili e creare un maggior equilibrio. Ma non mi sento in colpa: non ho questo problema».
Adriano sembra sulla via della redenzione...
«La volontà aiuta molto, spero sia la molla che può far scattare tutto. Ora aspettiamo risultati».
Dimenticati i problemi con Ibrahimovic?
«L’ho sentito bene l’altro giorno: così entusiasta professionalmente. Ha parlato in termini seri e costruttivi della squadra. Mi ha fatto piacere. Credo possa diventare ancora più forte. Ed escludo miglioramenti contrattuali, perchè il contratto è già buono».
Senta presidente, concludiamo con il Milan: sembra immobile sul mercato. Tutto vero?
«Che dire? Ogni società ha le sue strategie, il Milan ha le convinzioni di avere una squadra buona, matura nella sua espressione di gioco per ottenere risultati sorprendenti. E magari si comporta così per non mettere Sacchi nelle condizioni di dire le stesse cose che dice su di me».