La Moratti: «Chiamatemi signor sindaco»

«Per stare vicina ai milanesi cercherò di lavorare molto anche fuori da Palazzo Marino»

Sabrina Cottone

Preferisce essere chiamata «signor sindaco», ma quella di Letizia Moratti non è un’ordinanza da primo cittadino, semmai un invito allegramente rivolto alla città. Non le piace il politicamente corretto «sindaca» né il «signora sindaca» propostole da un giornalista. Però allarga le braccia e, come le succede sempre più spesso, sorride: «C’è libertà, dico chiamatemi signor sindaco ma ognuno mi chiami come vuole...».
Gioisce per «la vittoria netta, piena, cinque punti di distacco su Ferrante e un punto in più per il centrodestra rispetto alle politiche, anche grazie alla mia lista civica». È l’allegria, mista al sollievo, il sentimento dominante della prima conferenza stampa della candidata della Cdl subito dopo l’elezione. «Sarò il sindaco di tutti» dice lei. E anche se la frase non è il massimo dell’originalità, viene subito condita da particolari che le danno il senso della vita vissuta.
Si confessa: «All’inizio della mia campagna elettorale ho avvertito scetticismi da parte di persone che mi vedevano distante». Aggiunge, forte di aver superato l’ostacolo e ottenuto l’happy end elettorale: «Mi consideravano ancora come ministro dell’Istruzione, distante da Milano, ma poi è passato il mio messaggio, quello di un programma concreto, non ideologico, che ha saputo interpretare i bisogni dei cittadini». In futuro, intende mantenere il contatto con i cittadini: «Cercherò di lavorare molto fuori da Palazzo Marino, in mezzo alla città».
Rassicura che le sue non erano «promesse elettorali, ma impegni». E annuncia che il taglio dell’Ici e della Tarsu, le tasse sulla casa e sui rifiuti, partirà già dal 2007, perché prima sarebbe impossibile: «I bilanci si fanno annualmente, quindi introdurremo quei provvedimenti dal primo bilancio utile, quello dell’anno prossimo». Ricorda di essere «al lavoro con Roberto Formigoni per ottenere una legge speciale per Milano» e che collaborerà con Prodi «per far sì che la città sia ascoltata». La filosofia è quella di Milano «motore del Paese» ma solidale «con i figli più deboli». E l’idea è un po’ quella del sindaco mamma, severa ma buona: «La vittoria dei nostri valori è importante non per Milano ma per tutto il Paese».
Al vicesindaco, così come alla giunta, dice di non aver ancora pensato, però ha i criteri ben chiari in mente: «Decideremo in base alla professionalità, alla competenza e all’esperienza». Esclude di rispettare quote rosa, perché «ognuno si deve affermare per le proprie capacità». Lei, grande sponsor di se stessa come sindaco donna, comunque esalta le virtù femminili e non quelle di angelo del focolare: «Le donne hanno una cura e un’attenzione particolari per la gestione efficiente. Siamo abituate a gestire i conti facendo caso alle spese». E poi, ciò che non guasta in politica: «Abbiamo la capacità di affrontare i problemi in squadra più degli uomini». Infine, e certo non guasta, «abbiamo attenzione alla pulizia e alla bellezza».
Ringrazia Gabriele Albertini, «il primo a telefonare per farmi le congratulazioni», e gli riconosce pubblicamente il merito che il sindaco uscente reclama da tempo e cioè di essere stato il primo a fare il nome di Letizia Moratti per Palazzo Marino: «Era il 1996 ma allora mi sembrava che la carica non avesse poteri sufficienti». Va sul personale: «Tra me e Gabriele ci sono un’amicizia e una stima antiche e ricambiate».
All’una la Moratti ha raggiunto Palazzo Marino per pranzare con il sindaco, un menu raffinato davanti al quale c’è stato un informale passaggio di consegne: «A Letizia consegniamo il capitale di stile e di determinazione imprenditoriale». Albertini è stato prodigo di riconoscimenti: «Viste le difficili condizioni politiche in cui si è svolta questa tornata, il successo è tutto di Letizia Moratti, della sua personalità e della sua assoluta qualità umana». Poi ha rivelato di aver chiamato il rieletto Walter Veltroni: «Gli ho fatto i complimenti ma non ho voluto ricordargli la differenza che c’è, a livello di bilancio, tra la nostra società di trasporti e quella della capitale».