«Moratti chiederà poteri speciali per Milano»

Sabrina Cottone

«Vincere a Milano è fondamentale. Conquistare la città per la sinistra potrebbe significare ciò che è stata per il centrodestra la vittoria di Guazzaloca a Bologna». Maurizio Lupi, deputato e vicecommissario cittadino di Forza Italia, tra i più gettonati per il ruolo di vicesindaco, è consapevole della posta in gioco. E proprio per questo invita a non boicottare la lista civica: «Bisogna avere la capacità di non fare l’errore delle regionali e di capire il valore aggiunto del progetto formigoniano che ora si ripropone in forme nuove nella lista Moratti. La sfida è sull’eccellenza, è questo il vero riformismo». Una sfida che ha al centro la volontà di «costruire per Milano un ruolo di guida nazionale e internazionale».
Milano leader nazionale e internazionale. Come si persegue nei fatti questo progetto?
«Nel programma della Moratti c’è la richiesta di poteri speciali per Milano così da avere lo status di città regione, come per Roma e Berlino. Poteri speciali che diano alla città un ruolo di coordinamento delle provincie limitrofe su temi specifici come le infrastrutture».
Vuol dire che il Comune si prepara a lanciare la sfida alla Provincia? Letizia Moratti ha appena concordato un incontro con Penati...
«Mi sembra che lo stile della Moratti, che si differenzia da quello del centrosinistra, sia in una concezione politica che vede avversari e non nemici. Ma questo non vuol dire che si debbano lesinare le critiche. E le distanze da Penati sono tante, a partire dalle infrastrutture e dalla vicenda Serravalle. E poi siamo contrari al progetto di area metropolitana, che riteniamo vecchio e superato. Non sarà un caso se in trent’anni non si è mai realizzato».
Nel programma si parla di «valorizzazione del patrimonio comunale». È uno stop alle privatizzazioni?
«No, ma il Comune non deve dismettere ulteriormente alcuni asset strategici, società che operano nel settore delle utilities e dell’energia. Penso per esempio ad Aem e Sea. Le privatizzazioni sono state un bene, ma Palazzo Marino non deve perdere il controllo».
Che differenze vede tra il modo di essere sindaco di Albertini e quello che potrà avere la Moratti? C’è qualcosa da cambiare?
«Vedo discontinuità nella continuità. La Moratti non è il clone di Albertini e Milano non ha bisogno di un clone di Albertini ma le radici di quel che faremo stanno in quel che è stato fatto negli ultimi nove anni. Dopo un sindaco che ha fatto bene la paura è trovarsi davanti al vuoto. Adesso questo vuoto non c’è più e la grande intuizione è stata che non si poteva non candidare una personalità forte, legata all’identità della coalizione e della città».
La sinistra ha candidato l’ex prefetto Bruno Ferrante. Lo ritiene un avversario temibile?
«La sinistra perderà anche perché ha scelto Ferrante, dimostrando di non credere nella propria identità e nei propri valori. E gli attacchi a Milano, con Fassino che dice che è una città buia grigia e disperata, non possono funzionare perché i milanesi non ci credono. E senza Albertini non sarebbe possibile essere qui e cioè aver ricomposto il rapporto con i cittadini».
E il rapporto tra sindaco e partiti? Con Albertini non sono mancate le difficoltà.
«Non c’è la minima distanza tra i partiti e il candidato Moratti, anzi lei è un collante e lo dimostrano gli incontri che ha fatto con la Lega, An e Udc e che farà domani sera con i dirigenti di Forza Italia. Non c’è la minima distanza nonostante la lista civica».
In realtà il rischio che la lista civica porti via voti ai partiti è reale e il malcontento non manca, anche in Forza Italia.
«Se l’unità politica della coalizione è forte, la lista civica sarà un valore aggiunto. Che differenza può esserci se Forza Italia prende il 28% invece del 30? Il valore dei partiti si definirà già alle politiche di aprile».
Forza Italia è in corsa per vicesindaco e assessori di peso?
«Non ci si dividono le cose prima di vincere, ma certo non possiamo dimenticare che un elettore su tre vota Forza Italia».