La Moratti colpisce: dopo Sgarbi, via la Maiolo

Il sindaco di Milano ha "licenziato" l’assessore alle attività produttive che aveva contestato alcune delle decisioni prese dalla giunta comunale

da Milano

Meglio uno scatolone di Viagra in più che un nuovo campo di bocce. «In tre diversi centri per anziani - raccontava un paio d’anni fa Tiziana Maiolo allora assessore ai Servizi sociali del Comune di Milano - sono stata avvicinata da settantenni perfettamente in forma. Mi hanno spiegato che da quando esiste il Viagra si sentono rivitalizzati e felici, ma le pastiglie costano troppo e chiedono se è possibile avere uno sconto. Proporrò di inserire una voce nel bilancio e mi darò da fare con le case farmaceutiche». Applausi sia da destra che da sinistra ed ecco pronto l’emendamento al bilancio di previsione del 2006 con uno stanziamento ad hoc.
Piano nobile di Palazzo Marino, ore 9 di un 17 settembre di due anni dopo. «O ti dimetti o le deleghe te le tolgo io». Di fronte il sindaco Letizia Moratti e la Maiolo, oggi (anzi ieri) assessore alle Attività produttive messa alla porta senza complimenti. Con una sottile vena di perfidia, tutta femminile, dato che tra le sue competenze c’è anche la moda e il «licenziamento» arriva proprio alla vigilia della settimana dedicata alla presentazione delle prossime collezioni. Dietro la lavagna e niente vetrina, dunque, per Tiziana. La «rossa», non solo per il fulvo caschetto, rimesso in ordine con cura prima di una conferenza stampa o dichiarazione in tv. Lei che da giornalista comincia col Manifesto e da politica nel 1990 con l’elezione in Comune nella lista radicale-antiproibizionista, l’associazione «Nessuno tocchi Caino» per l’abolizione della pena di morte e nel 1992 l’ingresso in parlamento con Rifondazione comunista e la vicepresidenza della commissione Giustizia della Camera. Nel 1994 la folgorazione sulla via di Arcore, l’elezione con Fi e la promozione a presidente della commissione Giustizia. Nel 1996 la rielezione a Milano, l’Ufficio di presidenza della Camera e la Bicamerale antimafia. Dal 2004 perfino l’Onu, nel comitato per l’eliminazione delle discriminazioni contro le donne.
Non abbastanza per convincere la Moratti a sopportare il suo carattere spigoloso. Così come era già successo a Carla De Albertis, rea di aver contestato il pedaggio antismog per entrare in centro e a Vittorio Sgarbi, quell’irascibile-geniale assessore alla Cultura già rispedito a casa e che ieri non ha fatto mancare il suo commento. «La Moratti continua a comportarsi da padrone e non da sindaco. Non ha capito che gli assessori non sono suoi dipendenti, ma componenti politici e che il Comune non è suo marito». Reati di lesa maestà che la lady di ferro non ha perdonato. «Ave Cesare, morituri... », è entrata ieri la Maiolo nel suo studio con l’aria fiera di un gladiatore che già conosca il suo destino. Ad attenderla un plico di fotocopie di giornale messo sulla scrivania dalla Moratti per dimostrare le divergenze di linea politica. Prevedibili perché Tiziana è una che ha intelligenza e curriculum tale da rendere assolutamente impossibile dirle cosa debba fare o dove debba andare. Consigli, semmai, li accetta (in nome della ragion di Stato) solo da Silvio Berlusconi. Che, regolarmente, aspetta al varco nella tribuna d’onore di San Siro quando quello a tutto vorrebbe pensare fuorché a dirimere le beghe di un Palazzo che da Roma sembra lontana come l’ultima provincia dell’impero.