Moratti alla comunità ebraica: «Hanno leso la vostra libertà»

La solidarietà del candidato della Cdl e di Ferrante. Il rabbino Arbib: «Chiedo aiuto a chiunque sarà sindaco per cominciare un’opera educativa»

Giannino della Frattina

Letizia Moratti al corteo del Primo maggio. In testa, con i leader del sindacato e probabilmente spalla a spalla con Bruno Ferrante, l’ex prefetto che sogna di strappare al centrodestra la poltrona di Palazzo Marino. Dopo i fischi e gli insulti del 25 aprile, ieri è arrivato l’invito dei sindacati. «Ringrazio i segretari di Cgil, Cisl e Uil - ha immediatamente risposto la Moratti - e accetto volentieri il loro invito. Il Primo maggio sarò con loro per sfilare con tutti i milanesi a sostegno del lavoro. Un lavoro dignitoso e sicuro per tutti, il motore dello sviluppo della nostra città». Un invito a cui risponde con un invito rivolto a lavoratori e sindacalisti. «Vorrei che potessero proseguire con me la festa del Primo maggio insieme a tante famiglie milanesi con le quali ci troveremo nel pomeriggio per una merenda al Parco delle Cave». L’appuntamento è per le 14,30 con una festa aperta a tutti, con momenti di animazione, di gioco e di sport. Ma anche di istruzione con i «vecchi» mestieri e lavori che stanno scomparendo e che hanno fatto la storia di Milano. «Andrò al corteo - replica Ferrante -. E vedremo se con la Moratti ci sarà l’occasione per stare insieme. Se ci sarà, perché no, io non ho alcuna difficoltà».
Ieri, intanto, i due candidati sindaco si sono incrociati alla sinagoga di via della Guastalla dove hanno portato la loro solidarietà alla comunità ebraica offesa dal rogo delle bandiere di Israele durante la manifestazione del 25 aprile. Ad attenderli il rabbino capo Alfonso Arbib e il portavoce Yasha Reibman.
La prima ad arrivare, poco dopo le 15, Letizia Moratti. «Ho voluto portare la mia solidarietà alla Brigata ebraica che ha subìto un gravissimo attentato alla libertà di espressione - spiega all’uscita -. Un comportamento profondamente sbagliato e soprattutto lesivo dei principi di democrazia che noi tutti vogliamo testimoniare con la festa del 25 aprile». Di fronte i giardini di via della Guastalla. I bambini giocano sotto gli occhi attenti delle mamme. Un clima di pace e serenità, lontanissimo dalla barbarie della manifestazione di martedì. Una «visita molto gradita», ringrazia il rabbino. «In momenti così - aggiunge Arbib - è molto importante la solidarietà di tutti. È fondamentale che su questi episodi intollerabili non ci siano divisioni politiche. E poi bisogna mettere bene in chiaro come ci siano alcuni limiti che non vanno assolutamente superati. E l’altro giorno qualcuno è andato oltre». E poi chiede aiuto, a chiunque sarà sindaco. «È necessaria un’opera educativa - ammonisce il rabbino -. Bisogna lavorare sui tempi lunghi, non solo reagire di fronte a episodi come questi».
Dopo la Moratti alla sinagoga arriva anche Ferrante. «C’è stato tra noi uno scambio di opinioni sui motivi che hanno portato a questi gesti vigliacchi di alcune persone - racconta uscendo -. Comportamenti vili che offendono il simbolo di uno Stato e di un popolo. La politica deve isolare, emarginare le frange di violenti. E poi è necessario fare più informazione nelle scuole, anche attraverso i media, per raccontare la storia di un popolo, di uno Stato, delle sofferenze subite da tanti ebrei. Dobbiamo trasmettere questa memoria ai giovani».
Con lui c’è Moni Ovadia, drammaturgo e candidato dell’Ulivo. «Questa idea di bruciare le bandiere è stupida. Una cosa è criticare la politica del governo israeliano contro l’occupazione e la colonizzazione. Queste sono critiche legittime, anch’io faccio parte di questa critica e considero sbagliate l’occupazione e la colonizzazione dei territori. Ma questo non c'entra con l’atto di bruciare le bandiere che rappresentano l’intero popolo, compresa l’opposizione».