Moratti dà la colpa a Mourinho «Si prenda le sue responsabilità»

«Sono dispiaciuto perché praticamente siamo rimasti a Milano. Ecco, non per altro, è stato un viaggio inutile... Non è mai successa una cosa così, una pessima partita nel momento sbagliato. Ma l’organico dell’Inter non è inferiore a quello del Barcellona, anzi l’altro giorno era perfino superiore, quindi non è quello il problema».
È Massimo Moratti dopo 24 ore di silenzio, risposte mirate che inchiodano ognuno alle proprie responsabilità.
Un’Inter qualitativamente inferiore con giocatori che non reggono due partite in tre giorni, il Barcellona che fa scuola in Europa lasciando intendere che l’Inter è troppo lontana per reggere il confronto, sono le opinioni di Josè Mourinho che hanno irritato il presidente dei campioni d’Italia, ferito nell’orgoglio al Camp Nou dove pensava di ottenere il visto per entrare nel club delle grandi. Invece ha dovuto ammettere che un’Inter così brutta non l’aveva mai vista, la partita peggiore al fianco di Juan Laporta, il socio di mercato che ha stravinto il primo e il secondo piatto del girone.
La delusione del presidente monta e schiaccia ai minimi storici il feeling con Josè Mourinho, il destinatario principale delle sue accuse. Moratti ha lasciato a Josè carta bianca, ha digerito male l’eliminazione col Manchester perché l’Inter a San Siro non aveva fatto nulla per vincere, ha vacillato quando questa estate il suo tecnico ha parlato di tentazione Real, al Camp Nou ha visto la peggior Inter della sua presidenza. Adesso lavora di autocontrollo in attesa della gara interna con il Rubin Kazan di mercoledì 9 dicembre. Con Josè l’incontro a quattr’occhi è inevitabile, Moratti era sceso negli spogliatoi del Camp Nou subito dopo la partita per parlare con la squadra: «Sono andato per scambiare qualche idea - ha precisato -, ma in termini molto normali. Non era certo quello il momento per fare sceneggiate o esibizioni di qualunque tipo, ma adesso Mourinho dovrà analizzare la partita di Barcellona e dovrà farlo sia dal punto di vista dei giocatori, sia da quello tattico», ha sottolineato il presidente con frasi che in passato non aveva mai reso pubbliche. Ma quando è sceso nello spogliatoio del Camp Nou, il presidente non ha trovato quell’atmosfera che si aspettava, ero sceso ancora una volta per rincuorare, si è limitato a parlare in un angolo per una ventina di minuti, poi ha lasciato lo stadio infastidito: «Non saprei proprio cosa dire», ha risposto a chi gli chiedeva un commento.
Il presidente non è entrato nel merito delle scelte di Mourinho, Thiago Motta trequartista non se lo aspettava ma neppure Maicon che fa un saltello e volta la schiena a Pedro in occasione del raddoppio. L’idea che gira è che Josè abbia le sue colpe, e i giocatori anche. Ieri il tecnico ha rivisto la squadra, si è fermato con Marco Branca fino a pomeriggio inoltrato, ora non si permetterebbe neppure velatamente di parlare di tentazioni.
Ma Moratti è sul piede di guerra anche se maschera con toni volutamente bassi: «Voglio giudicare la partita di Barcellona come un episodio e mi auguro che finisca lì. Questo non cancella la bontà del gioco delle altre partite, la continua crescita, il fatto che stiamo facendo una stagione ottima. Lo sconforto fa dire qualsiasi cosa ma poi bisogna fare analisi serie e sapersi prendere le responsabilità giuste per fare meglio la prossima volta. E sono convinto che Mourinho tutto questo lo farà bene».
Al presidente non va di sterzare alla vigilia di tre incontri molto delicati, Fiorentina, Juventus e Rubin Kazan, mentre si trova in cima al campionato e obiettivamente ha una qualificazione in Europa non così tragica. Ma il problema è solo rimandato, oggi le probabili avversarie dell’Inter in un ipotetico quarto sono Manchester, Real Madrid, Chelsea, Bordeaux, Siviglia e Arsenal. Questa sera il club celebra il Natale con una bicchierata, un tentativo di sistemare la faccenda e ritrovare serenità, ma il gelo sceso fra Moratti e l’Inter è preoccupante e apre a scenari inimmaginabili fino a pochi giorni fa.