«La Moratti una dura che fa politica col cuore»

«Non c’è mai stato bisogno di “patentini”, di legittimazioni per partecipare alla festa del lavoro. E, quindi, chi sceglie di distinguere tra “padroni” e “operai” commette un errore: infatti, basta ripercorrere le tappe della solidarietà ambrosiana per ritrovare il contributo dei “padroni”, di quella controparte allo sviluppo della città e all’interno di un sistema di relazioni». Ettore Martinelli risfoglia le uscite di Bruno Ferrante e rivede le immagini del Primo Maggio in salsa meneghina: «Si deve andare oltre e subito. Fischi e contestazioni non sono un contributo che può servire a Milano e alla futura amministrazione civica, quella che deve recuperare la sua tradizione riformista e innovare il suo sistema di relazioni».
Valutazione che il candidato al consiglio comunale nelle liste dell’Ulivo - l’avvocato Martinelli fa parte della direzione provinciale Ds e del dipartimento nazionale giustizia della Quercia - accompagna però con una nota: «L’invito della Cgil, Cisl e Uil era rivolto a entrambi i candidati sindaci ovvero era una chiamata in causa anche delle responsabilità di tutte le parti sociali».
Dunque, ben ha fatto la Cgil a invitare Letizia Moratti.
«Assolutamente sì. Non dimentichiamo che mai, in dieci anni di amministrazione, abbiamo avuto occasione di vedere sfilare il sindaco Gabriele Albertini. L’invito rivolto a Letizia Moratti e a Bruno Ferrante e accettato da entrambi è stato un segnale positivo di una diversa sensibilità delle due parti sui temi del lavoro».
Confronto macchiato dalla rabbiosa reazione di Ferrante, da quella sua voglia di fare l’esame del sangue a Letizia Moratti.
«Quella dichiarazione sconcertante è stata però ridimensionata da Ferrante che vogliamo vinca queste amministrative. Ma, ripeto, andiamo oltre e puntiamo tutti i nostri sforzi sul tema del lavoro che è in cima all’agenda di tutti noi».
E Letizia Moratti già parla di concertazione e di valorizzazione del ruolo del sindacato.
«Comprende che c’è bisogno di un progetto condiviso, con il sindacato alla prova della modernità e senza la pretesa di pensare che le imprese possano fare da sole. Consapevolezza che è pure sfida per il sindacato».