Moratti: «E adesso tentiamo l’impossibile»

Riccardo Signori

L’anno scorso sarebbe stata peggio, ma forse sarebbe stata meglio. L’Inter ovviamente. Con i punti di questo campionato si sarebbe trovata a sei punti dalla Juve e a due dal Milan, non al secondo posto in classifica e con i cugini annacquati dalle sconfitte, ma certamente con più godibile vista Juventus. Così, invece, tutti a fregarsi le mani, finalmente un derby è tornato cosa loro, quattro vittorie nelle ultime quattro partite come solo la Juve, seconda miglior difesa del campionato, 11 punti in più rispetto a quello passato, riecco le reti di Adriano e Martins che a Moratti ha ricordato Lorenzi. «In un gol di una cinquantina di anni fa: ci mise due secondi per fare 20 metri. E così lui». Insomma un’altra faccia, ma che dire? «La Juve è troppo lontana, però non si sa mai. Nella vita non puoi dire. Tutto è dovuto ai successi nostri e del Milan ed agli eventuali passi falsi bianconeri». Ammissione notturna di Massimo Moratti dopo la cena delle beffe (vinci e guardi dove sta la Juve) insieme a Berlusconi. Insieme a consolarsi per quella Juve che sta lassù, dieci punti di distanza, cornice alla sogghignante faccia di Capello che Moratti non ha voluto e Berlusconi può considerare solo come ex.
Missione impossibile ribaltare il campionato? Vista la Juve forse sì. Ma al cuore non si comanda. Anche se Moratti preferisce tenersi fortemente legato alla ragione. «Nessuno fa un programma pensando alla Juve. Era importante vincere e l’abbiamo fatto. Credo che Ancelotti e i suoi giocatori siano onesti e accettino la sconfitta da un’Inter che meritava la vittoria. Ora spero che la squadra continui così, nel calcio valgono moltissimo il carattere, la volontà, la concentrazione che domenica sera c’è stata. Se la mantengono possono fare tutto. Anche male, seppur sia difficile». L’Inter ha voglia di far male. Oggi c’è gioia, ma ha lasciato tracce quel certo fastidio («Il successo rompe una certa tristezza per una partita che un tempo consideravo meno difficile») che Moratti e gli interisti avvertivano da tre anni e mezzo. Vinci e sai che rischi la fine dei tanti derby di Roma: buoni solo per il campanile, non certo per la classifica.
Eppure Seba Veron invita all’ottimismo. Il gringo di ferro, oramai arrivato all’ultimo giro d’Italia, si è tolto la soddisfazione che mancava: vincere un derby anche a Milano. Ma l’appetito non manca. E invita al credo. «Le possibilità di raggiungere la Juve ci sono, perchè il campionato è lungo: dobbiamo crederci, anche se è molto difficile. Dovremo essere bravi ad approfittare di eventuali passi falsi. Domenica è stato bello vedere la gente abbracciarsi. Non abbiamo vinto niente, ma dobbiamo proseguire su questa strada ed avere più continuità». Veron è la coscienza critica dello spogliatoio, non a caso molto vicino a Mancini nel modo di pensare. L’allenatore predica da tempo di non mollare mai. Che non sia solo un grido di battaglia delle curve. Per ora ha ottenuto una buona rimonta sul Milan.
La storia interista è piena di illusioni perdute. Meglio stare aggrappati alle prossime due partite: a Reggio Calabria e in casa con l’Empoli. «Serve vincerle entrambe. Ci vorrà l’Inter del derby. La Juve in questo momento sta molto bene, forse ha qualche punto in più rispetto a quelli che meritava, chissà non li perdano al momento opportuno». Per ora non resta molto d’altro. Come dire: forza Inter, dimentica di essere a dieci punti dalla Juve. E goditi Adriano. Benedizione di Moratti: «Come volontà è stato l’Adriano che aspettavamo, come potenzialità può ancora di più. E immaginate cosa può, se stavolta ha segnato due reti». Valutazione ideale per metter in naftalina l’idea Cassano. «Per ora non lo stiamo trattando. Mancini ci ha fatto un gran regalo con il derby, ma ora non deve attendersi diecimila regali da noi». Ma questo Adriano ha sollevato il cuore a tanti. «Un giocatore così fa male a tutti. Da grande goleador, quale è, lo ha dimostrato nella partita giusta», ha raccontato Facchetti, che forse pensava all’ultimo Vieri interista, quello che non c’era mai quando serviva. Anche se, a modo suo, Vieri è servito l’altra sera. Ed ha ripagato Mancini della sua amicizia.