Moratti e Albertini: questa è la città che ci piace

Gianandrea Zagato

C’è una Milano che, come dice Carlo Sangalli, «non si stanca di disegnare il campo di gioco della democrazia»: è la città che lentamente sfila a fianco del presidente dell’Unione del Commercio lungo corso Buenos Aires. Marcia silenziosa di protesta della «città che crede nel Paese e che insieme al Paese non si arrende e rilancia».
Virgolettati che esprimono i valori di chi «sceglie di sfilare contro la cultura della violenza e della distruzione»: cittadini e commercianti che non «si lasciano intimidire» dai bravi ragazzi di sinistra, da quelli che al sabato scatenano la guerriglia urbana. Protesta senza se e senza ma, dove brilla l’assenza dei leader del centrosinistra: «Romano Prodi e Piero Fassino non sono venuti perché sarebbero stati accolti da una bordata di fischi, è evidente il loro timore di venire contestati non soltanto dai commercianti ma pure dai cittadini milanesi che non ne possono più di questi fatti che attentato alla vita civile in una città calma e tranquilla come Milano» spiega Silvio Berlusconi. E Milano applaude, risponde con striscioni e cori - «Forza Milano pensaci tu, di Prodi non ne possiamo più» - mentre Gabriele Albertini, con Roberto Formigoni e Letizia Moratti avanzano, passo passo, tra diecimila e più persone.
Presenza di tutte le Istituzioni - con la Provincia rappresentata da Filippo Penati, sonoramente contestato con fischi e slogan - che, secondo il sindaco di Milano, testimonia «che tutti si riconoscono nei valori che vogliamo difendere, nell’integrità fisica, nella libertà di dimostrare e nella contrarietà a forme di violenza, soprattutto quelle che si ammantano in ideologie che non hanno nulla a che vedere con la libertà di espressione». Solidarietà che per il presidente della Regione è risposta «all’ipocrisia della sinistra»: «Sono qui per dare la mia solidarietà ai commercianti contro chi sabato è stato violento nei confronti delle famiglie e dei lavoratori. Ma voglio mettere anche in evidenza l’ipocrisia della sinistra che ha i suoi rappresentanti tra i disobbedienti e gli autonomi, oggettivamente alleati della coalizione di Romano Prodi». Giudizio, quello di Formigoni, condiviso dal candidato sindaco del centrodestra, «presente da cittadina milanese e con tutti i cittadini milanesi per testimonianza la mia solidarietà».
Presenza ha poi aggiunto Letizia Moratti perché «episodi di questo genere non succedano mai più», perché «le famiglie possano essere sicure in questa città» e perché «tutti i commercianti possano lavorare in tranquillità». Sottoscrizione di un impegno che per l’ex Signora Provincia, Ombretta Colli, non è solo «un modo per dimostrare che Milano e tutti i suoi cittadino sono contro la violenza» ma anche un gesto d’amore verso la città che «non merita schiamazzi né gesti violenti». Parole dettate ai cronisti mentre l’ex prefetto Bruno Ferrante fatto segno di fischi e contestazioni accusa «il centrodestra di scarso senso di responsabilità per avere trasformato questa manifestazione in un’occasione di scontro politico». E se l’aspirante sindaco dell’Ulivo valuta positivamente l’assenza di Prodi e Fassino - «è una manifestazione che si svolge in un clima poco sereno» -, il diesse Penati considera «la non partecipazione atto di responsabilità».
Giustificazioni coperte dalla bordata di fischi che Milano riserva al presidente della Provincia. La stessa Milano che «sui grandi temi civili» ricorda Sangalli «costruisce le alleanze senza bandiere e senza ideologie». Quella Milano che Michela Vittoria Brambilla, presidente nazionale dei giovani di Confcommercio, sente «ferita da un episodio di violenza» provocato «da giovani delinquenti strumentalizzati da qualcuno di meno giovane». Dichiarazione di chi «a nome dei giovani commercianti si impegna a costruire il domani del Paese» e dichiara di «voler bene a Milano». Quella Milano che acclama Berlusconi anche se non sale sul palco allestito in corso Venezia: «Non sono intervenuto perché sono qui per esprimere solidarietà e non per motivi politici» spiega il presidente del Consiglio alla fine della manifestazione parlando insieme a Sangalli, Albertini, Formigoni e Moratti.