Moratti e Ronaldo, come distruggere l’Inter che funziona

L’Inter non vincerà lo scudetto. Magari non vincerà neppure la Champion’s. Però ci sono chiari segnali di novità: rispetto agli ultimi anni, comincia a piacere. Meglio: comincia a funzionare. Non solo in campo. Soprattutto fuori dal campo, là dove questa società ha costruito la sua epica caotica e sventurata. Finalmente tutti sembrano obbedire a un minimo codice di decoro, non si segnalano infantili anarchie e non risultano casi di sgangherate autogestioni. Va riconosciuto: non vincerà lo scudetto nemmeno stavolta, ma finalmente è un’altra Inter. Ad Appiano sembra cioè arrivato l’acquisto inseguito da tanto tempo: la serietà. Sempre che la parola non suoni vagamente bacchettona a quegli inguaribili naïf che sono i tifosi interisti.
Allora: è persino troppo evidente, così non va. La situazione si sta facendo intollerabile. Non può essere tollerata soprattutto là dove si paga, si decide e si comanda: nell’ufficio di Massimo Moratti. L’Inter sta funzionando in modo troppo anomalo, perché l’indefesso presidente non si senta in dovere di intervenire, per imprimere ancora una volta la sua inconfondibile impronta. La squadra vince quasi sempre, è in lotta col Milan per arrivare seconda in campionato, addirittura è in piena corsa nella Champion’s: non bisogna perdere un minuto di più, è questo il momento per metterci mano.
Va capito: in un periodo così normale, un uomo come Moratti non può assistere impotente. Non può permettere che venga sfatato il suo mito, secondo il quale finché sarà presidente lui, l’Inter non vincerà mai nulla. Qualcosa bisogna inventare, qualcosa ha subito inventato. E come no: Ronaldo. Riportare a Milano quello che solo nel 2002 lasciò Milano con la patente dell’infame, del mercenario e del traditore. Magari aggettivi un po’ pesanti (comunque basta rileggersi gli articoli dell’epoca), ma dietro i quali si nascondeva una semplice verità: l’Inter l’aveva curato e aspettato dopo un infortunio tremendo, lui una volta guarito se n’era andato a Madrid.
L’uomo che più di tutti si era speso per Ronaldo e per le sue pene, e che dunque più di ogni altro dovrebbe sentirsi offeso, adesso è l’unico a rivolerlo in casa. Conciato com’è, tra l’altro. Tre i motivi della geniale scelta, che Moratti spiega alla Gazzetta: Ronaldo ci ha fatto vincere (ma quando?), Ronaldo ha sofferto per l’Inter (ma dove?), Ronaldo è simpatico (ma a chi?).
Fuori dai celebratissimi uffici presidenziali, sconcerto e incredulità. Rapidi sondaggi condotti da televisioni e giornali, eloquenti striscioni esposti dalle curve, accorati articoli scritti dagli opinionisti fiancheggiatori: mai, nella storia nerazzurra, un argomento ha riscosso un simile plebiscito. Coerentemente col risentimento espresso nel 2002, non lo vogliono nemmeno dipinto.
Eppure Moratti è deciso. Nel momento di massima tensione, proprio quando gli obiettivi in corso richiederebbero il massimo della concentrazione e della serenità, il presidente annuncia a tifoseria e squadra che sta inseguendo un giocatore a caso: Ronaldo. Gli va riconosciuto: soltanto Moratti sa dare certe scosse.
Però attenzione: come spiega l’intervista citata, Ronaldo non è un’idea romantica dell’ultimo presidente romantico. Per una volta, forse l’unica volta in cui dovrebbe farlo, Moratti non ne fa un problema di cuore. Il ragionamento è questo: «Lo abbiamo ceduto al doppio di quanto lo avessimo pagato: non vedo per quale motivo dovrei avercela con lui». Formalmente, non fa una piega. Solo una domanda: ma i cinici con la cotenna non erano Moggi e Giraudo?