«La Moratti fa bene a resistere L’Expo deve restare a Milano»

Il governo non dovrebbe entrare nella governance

«Letizia Moratti fa bene a resistere. Milano non può permettere che le portino via l’Expo». Marco Reguzzoni, vicesegretario della Lega lombarda, è uno degli esponenti del Carroccio che ha seguito più da vicino il dossier di candidatura. Era a Parigi quando il sindaco ha guidato la delegazione alla vittoria su Smirne. Sul caso ha anche scritto un libro, «Milano Expo 2015. Un’opportunità per tutti», presentato nel luglio scorso a Montecitorio. Reguzzoni, infatti, ex presidente della Provincia di Varese, si è dimesso per entrare in Parlamento su richiesta di Umberto Bossi. «Il governo non c’entra con la società di gestione dell’Expo. Non dovrebbe entrare nemmeno nel consiglio d’amministrazione. Ma l’accordo non c’è e penso che ormai si andrà a settembre».
È la sua posizione o è quella della Lega?
«La posizione della Lega è che la leadership è del Comune di Milano e serve un’intesa che non lo metta in discussione. Secondo me la Moratti dovrebbe essere l’unica, come commissario, a essere presente sia nel Cipem che nella società di gestione. La leadership è del Comune e di chi la Moratti indica per amministrare e cioè Paolo Glisenti».
È preoccupato per l’attenzione romana sull’Expo?
«Guardi, questa vicenda mi ricorda i Mondiali di ciclismo a Varese. Li ho portati io e poi ci hanno imposto un commissario governativo, Guido Bertolaso, per gestirli. È successo quel che è successo. Per assicurare il buon esito dell’iniziativa, è bene che il pallino operativo rimanga a Milano. Non devono venire altri a comandare a casa nostra. È una vittoria di Milano, della Moratti e delle istituzioni economiche milanesi».
Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, è da sempre vicino alle posizioni della Lega.
«Ho grandissima stima e ottimi rapporti con Giulio ed è opportuno che politicamente sia della partita, proprio come Roberto Formigoni. Ma il ministero dell’Economia non c’entra nella gestione dell’Expo, se non perché con la finanziaria i fondi sono stati assegnati proprio al ministero dell’Economia. Una scelta tecnica, ma si poteva procedere anche diversamente, magari assegnandoli alla presidenza del Consiglio».
In molti paragonano l’Expo alle Olimpiadi invernali di Torino.
«È diverso, perché l’Expo ha un contenuto politico. Il tema, cioè il cibo energia per il pianeta, riguarda temi centrali come l’immigrazione, gli aiuti ai Paesi in via di sviluppo, gli Ogm. È chiaro che su questi temi la Lega ha posizioni diverse da quelle di altre componenti della maggioranza. Non c’è ancora un accordo politico sul messaggio che con l’Expo intendiamo lanciare al mondo, se “statevene a casa vostra” o “immigrazione selvaggia”».
E quindi secondo lei come è possibile tenere fuori la politica e il governo?
«Non è possibile e infatti sono il primo a dire che serve un accordo politico sul Cipem, il Comitato che sarà la cabina di regia politica. È ovvio che esponenti di spicco della politica lombarda, come Ignazio La Russa, Giulio Tremonti e primo fra tutti Silvio Berlusconi, dicano la loro su un evento di tale impatto sul futuro della città e della Regione. Ma una cosa è l’accordo politico sui delegati, altro è dire che i ministri entrino direttamente nel Comitato».
Si discute proprio di questo, quando si usano sigle difficili come Cipe allargato o Cipem...
«Un Cipem di venti persone, con tutto il Consiglio dei ministri, non ha senso. Al massimo dovrebbero stare dentro tre o quattro ministeri e cioè Esteri, Agricoltura, Salute e forse le Infrastrutture, anche se in realtà quello sarebbe un capitolo a parte. Il Cipe (ovvero il comitato interministeriale per la programmazione economica) allargato a dieci ministri su dodici mi sembra improponibile. Oltre tutto resterebbero fuori il ministero della Giustizia e dell’Interno. Non ha senso, è una soluzione pasticciata».