«La Moratti farà bene a Milano grazie ad Albertini»

L’assessore regionale alla Casa: «Il primo cittadino lascia al suo successore una buona base di lavoro, per un salto di qualità»

Marcello Chirico

Una stella e un pianeta. Usa queste similitudini Giampiero Borghini, ultimo sindaco socialista di Milano e ora assessore regionale dedito alle politiche edilizie della Lombardia, per fotografare i candidati di Cdl e Unione in corsa per Palazzo Marino: Letizia Moratti (la stella) e Bruno Ferrante (il pianeta).
Partiamo però da Palazzo Marino e dai due contendenti in gioco per il dopo-Albertini: come l’è sembrato il loro primo confronto all’americana andato in onda su Telelombardia?
«Senza dubbio un botta e risposta tra due persone civili. Dal quale sono emerse le loro differenze».
E cioè?
«Che la Moratti è una stella che brilla di luce propria, Ferrante un pianeta che riflette la luce altrui».
Fuori dalla metafora?
«Ferrante parte dai blocchi di partenza della politica, perdipiù col condizionamento dei tanti giudizi negativi sviluppati dalla sinistra su quanto fatto finora a Milano dal centrodestra. Blocchi tra l’altro pesantissimi, perché lo obbligano a spiegare di amare Milano al contrario di una coalizione di sinistra che tutto questo affetto verso la città non l’ha dimostrato».
Mentre la Moratti?
«Lei fa politica da cinque anni con un taglio fortemente liberal-riformista, ha fatto il ministro, ha molto di suo da dare. Del suo avversario sappiamo poco o niente».
C’è chi dipinge la Moratti come un politico super-partes, condivide?
«No, è un’etichetta sbagliata perché la sua connotazione politica è molto forte. Bisogna smetterla di considerarla come un corpo estraneo e assolutamente indipendente. Al contrario, lei è come lo staffettista che aspetta di fare la propria corsa».
Staffettista?
«Certo, perché a passargli il testimone sarà Albertini, che in questi dieci anni ha lavorato bene».
Eppure talvolta la Moratti è parsa critica nei confronti di quello che potrebbe diventare il proprio predecessore.
«Tutto è perfettibile, per carità, ma Albertini lascia in dote al futuro sindaco quella che persino uno come Marx, che non è certo un mio filosofo di riferimento, definirebbe una buona base strutturale. Pensiamo solo ai depuratori, a S. Giulia, alla Fiera, ai contratti di quartiere. Decisamente un buon trampolino da cui spiccare il salto di qualità. Anche se, ricordiamocelo, Milano non ha bisogno dei politici per diventare grande, perché grande lo è già. Certo, su un contesto del genere, la Moratti può aggiungerci ciò che vuole».
In altre parole, la Moratti potrà lavorare bene grazie anche ad Albertini...
«Potrà fare bene e forse addirittura meglio di Albertini, ma proprio perché chi l’ha preceduta a fatto già bene. Torno alla staffetta: l’ultimo corridore vince se quelli prima di lui hanno corso bene».