La Moratti: «Farò entrare il volontariato in Comune»

E Letizia sprona la borghesia a fare di più perché «oggi manca l’idea di comunità»

Giannino della Frattina

«Milano non può avere un centro e nove periferie, ma deve diventare la città dai mille cuori». E dai mille progetti. Come quelli del volontariato, il terzo settore diventato ormai una «risorsa fondamentale». E allora Letizia Moratti chiede che «venga riconosciuta la sua funzione pubblica, coinvolgendolo nella progettazione degli interventi per integrare le energie dell’amministrazione e per razionalizzare le risorse». Un programma già ben chiaro per il candidato sindaco del centrodestra che ne ha parlato ieri al convegno «Il terzo settore e il governo della città» al quale sono intervenuti don Virginio Colmegna presidente della Fondazione Casa della carità, Massimo Ferlini presidente della Compagnia delle Opere e Dario Cassata presidente di Federsolidarietà. Tutti d’accordo nel difendere un volontariato in grado di misurarsi, grazie a un’opportuna programmazione, con le politiche sociali e non solo ultima risorsa con cui affrontare solo l’emergenza. «Serve - dice don Colmegna - una strategia che riporti le politiche sociali al centro dell’amministrazione». E Ferlini auspica «una grande alleanza tra pubblica amministrazione e soggetti impegnati nel sociale».
«Milano - sottolinea la Moratti - ha due velocità. Da una parte la città che contribuisce per il 10 per cento alla ricchezza del Paese e che ha avuto un 4 per cento di incremento nell’occupazione, dall’altra quella dove aumentano le emergenze e l’emarginazione. Basta andare ai mercati per vedere persone dignitose che però faticano ad arrivare a fine mese. Anziane sole, giovani coppie e ormai anche uomini separati che non riescono a pagare gli alimenti». Un mondo che cambia, nuove povertà, bisogni diversi. «Per questo - aggiunge - l’amministrazione dovrà affrontare una programmazione insieme a chi conosce il territorio. Chi con quei problemi si misura ogni giorno». Una funzione che ha ormai sostituito quella della borghesia illuminata e delle grandi famiglie. «Il loro ruolo mi sembra perso da tempo. Mi piacerebbe vedere un maggiore impegno da parte di chi ha avuto di più e avrebbe il dovere di restituirlo un po’ a chi sta peggio. Mi sono candidata perchè ho deciso di mettermi al servizio della mia città. A Milano oggi manca l’idea di comunità. Vedo una città polverizzata, in ogni quartiere nascono comitati». Troppo spesso manca la visione d’insieme. «Parlare di politiche sociali significa guardare al problema nel suo complesso. Quindi politica del lavoro, ma anche della casa, dell’educazione, della formazione e anche dell’urbanistica e dello sviluppo del territorio».
Chiusura con polemica. Dario Cassata denuncia che la giunta comunale sta emettendo un bando per la cura del verde pubblico con criteri che, ancora una volta, escluderanno le piccole cooperative. «Sarebbe necessario - raccoglie la Moratti - bloccare quel bando che, se diventassi sindaco, non potrei condividere. Mi sembra opportuno che la giunta si impegni solo su progetti di breve durata».