Moratti firma la tregua «Malumore, non rancore»

Un po’ di marcia indietro, Moratti vorrebbe evitare altri guai e ieri ha provveduto al rammendo. Parole e accuse di Inter-Napoli hanno già portato alla squalifica di Ranieri (una giornata: sconterà a Catania come capitò a Mourinho) e Obi (una), ammonizione e multa per Milito e Cordoba, che stavano in tribuna ma si sono precipitati a offendere l’arbitro a fine gara. Dopo il caso Gasperini, ora il caso Rocchi: colpevoli tutti e due. Eppure oggi l’Inter è la squadra con la peggior difesa del campionato e non ha ancora realizzato reti in casa. Per ora Moratti pensa ai problemi “politici“, poi dovrà dedicarsi a quelli tecnici. Ha apprezzato le parole del designatore Braschi e rammendato lo strappo con gli arbitri: per opportunità prima ancora che per convinzione. Leggere le su parole.
Il designatore ha ammesso la prestazione sotto tono di Rocchi. Come risponde?
«Ho letto la dichiarazione: ha usato buon senso cercando di calmare le acque, ma nessuno ha intenzione di fare chissà cosa. Certamente il malumore viene a fine partita e rimane per quello che, a nostro modo di vedere, è stata una partita un po' falsata. Ma non rimane rancore, nè desiderio di fare chissà che cosa. Rimane sempre il senso di responsabilità di tutti, nostro, ma anche da parte della Federazione di fare molta attenzione».
Sta crescendo la sensazione che il "palazzo" voglia fare pagare lo scudetto del 2006?
«Non credo, spero proprio di no. Sarebbe una cosa infantile come reazione. No, non penso proprio. L'anno scorso abbiamo visto un campionato che, pur vinto dal Milan, alla fine mi ha portato a dire che gli arbitri fossero stati veramente bravi. Spero a fine stagione di poter dire la stessa cosa. Non voglio minimamente fare ragionamenti di quel genere. Non ci sono i presupposti per ora di pensare una cosa del genere».
Si aspetta di essere deferito?
«Può darsi, non lo so».
Si aspetta che Braschi prenda provvedimenti, posto che, almeno ufficialmente, la ricusazione non esiste?
«Lo so anche io che non esiste. É un modo di dire, faranno quello che potranno. In questi casi ci vuole buon senso e penso che lo sapranno usare, come spero anche noi».