Moratti, Formigoni e Penati: è un federalismo squattrinato

(...) «Siamo alla vigilia - scrivono Formigoni, Penati e Moratti - dell’avvio di un percorso destinato a segnare un significativo avanzamento del processo federalistico, per il quale insieme ci siamo adoperati, ciascuno nel proprio ambito di responsabilità, nella convinzione di operare per il bene del nostro Paese. Abbiamo apprezzato l’impegno del governo che ha reso possibile il raggiungimento di un obiettivo destinato a segnare un passaggio importante sulla via della modernizzazione e responsabilizzazione delle nostre istituzioni e del nostro Paese». Avanti con la riforma dunque. Ma c’è un ma. «Siamo consapevoli - prosegue la lettera - delle oggettive difficoltà del momento che attraversiamo, legate alla drammatica situazione finanziaria internazionale che rendono particolarmente critica la nostra azione di governo, sia per le crescenti esigenze di cittadini e imprese, colpiti da una crisi della quale non si intravede ancora la fine, sia per la carenza di risorse pubbliche da investire in politiche di sostegno al sistema economico». E dunque? «Siamo disponibili a fare la nostra parte, come sempre, per consentire alle energie positive della nostra società di esprimersi e per rendere sempre più efficiente, trasparente e responsabile la nostra azione a favore dei cittadini». Disponibili sì, però... «Pur considerando questo contesto, non possiamo però tacere la nostra forte preoccupazione per la crescente carenza di risorse su temi essenziali per i cittadini, quali il trasporto pubblico, i servizi alla persona, la cultura, la ricerca, le politiche per le imprese e per l’innovazione. Tutto ciò unito all’imbarazzo con il quale sono state accolte le notizie di recenti interventi a favore di diverse importanti realtà amministrative, volti a sanare i deficit prodotti da anni di cattiva gestione». Per far nomi e cognomi, i 150 milioni di euro concessi al Comune di Catania ormai sull’orlo del fallimento. Gli stessi 150 milioni che saranno tolti a quello di Milano con i prossimi tagli. «È evidente - prosegue il documento - che questi episodi rischiano di gettare un’ombra sulla credibilità di chi ha spesso richiesto sforzi e sacrifici ai propri cittadini in nome dell’interesse comune. Alla luce delle considerazioni - conclude la lettera - che abbiamo qui riassunto, Le chiediamo di poter approfondire con il governo questi argomenti».
Nessuna notizia, invece, sul fonte dell’Expo. «Il decreto? Chiedetelo a Berlusconi e a Tremonti - ha tagliato corto il ministro per le Riforme Umberto Bossi, ieri a Como per l’arrivo del Giro di Lombardia -. Comunque penso che i tempi saranno rapidi». I ritardi? «Perché il primo era sbagliato». Poi ribadisce di voler inserire nella società di gestione anche Leonardo Carioni, presidente dell’Unione delle Province Lombarde. «Vorrei metterlo a Milano per l’Expo, ma dipende da lui. Ci vuole una persona che riesca a convincere i presidenti delle Province a fare degli investimenti forti».