La Moratti getta acqua sul fuoco: «Sul bilancio Fli penserà alla città»

Nessun diktat ai finiani. Letizia Moratti continua a tenere toni bassi e porte aperte ad un’alleanza allargata a Udc e Fli sotto la Madonnina. Già si era infuriata per la levata di scudi del vicesindaco martedì. Dopo il voto di fiducia a Roma, De Corato aveva sbarrato all’ipotesi di un accordo per le amministrative: «É evidente che Futuro e libertà è ormai irrecuperabile, sono stucchevoli le manovre di riavvicinamento». Poi il ribaltone in consiglio comunale mercoledì. Per la prima volta i finiani hanno votato con l’opposizione un emendamento al bilancio consuntivo, la consigliera Barbara Ciabò ha dichiarato che non garantirà più quorum e voti sulle delibere della maggioranza, e il vicecapogruppo del Pdl Michele Mardegan ha preteso le dimissioni del presidente del consiglio comunale Manfredi Palmeri, che è anche il coordinatore cittadino di Fli. Ma il sindaco ha telefonato subito al colonnello del Pdl Ignazio La Russa, gli ha chiesto di calmare gli animi dei suoi sergenti a Palazzo Marino e a gettare acqua sul fuoco sul caso Palmeri. Il ministro, per ora, l’ha accontentata. Ieri il sindaco ha confermato la fiducia a Palmeri. Mentre il coordinatore regionale del Pdl Guido Podestà appoggiava la richiesta di dimissioni, il sindaco ha assicurato che lo strappo in aula e il rischio che Fli si schieri con l’opposizione anche sul bilancio di previsione 2011 in aula da lunedì non la preoccupa, «perchè abbiamo una maggioranza solida» e «mi auguro e sono certa che da parte di Fli prevarrà l’interesse per il bene della città rispetto ai provvedimenti che vengono presentati, ora l’assestamento di bilancio e poi il previsionale». Spegne le polemiche su Palmeri, «sono convinta che il presidente dell’aula farà prevalere il suo ruolo istituzionale rispetto a quello politico, sarà super partes e noin ci saranno problemi», è «credo che questo sia interesse di tutte le parti politiche, che in maniera responsabile devono guardare all’interesse della città». Un messaggio rivolto anche agli animi bellicosi del Pdl. Neanche la nascita del terzo Polo a Roma smonta la sua convinzione che a Milano la corsa per il 2011 sotto lo stesso segno sia ancora possibile, «qua siamo a Milano, non a Roma» ha ribadito.
I pidiellini in aula per ora hanno frenato gli istinti: «Quello a dimettersi era un invito a Palmeri, sarebbe un bene anche per lui perchè avrebbe mani libere per esprimersi da capogruppo del suo partito, detto questo - frena Mardegan - non abbiamo fatto nessuna richiesta formale, e restano pochi mesi alle elezioni non perderemo tempo a fare una battaglia se resta al suo posto». L’ex An Marco Osnato si domanda casomai «in quale collocazione politica troveremo la Ciabò nel 2011, dopo averne cambiate tante». Ma scherza col fuoco, visto che la consigliera sarebbe pronta a copiare la sinistra radicale presentando una valanga di emendamenti al bilancio. E Palmeri ieri ha votato un altra volta in linea con l’opposizione su Sogemi. Ma fa (ancora) il finiano moderato, si distingue dalla sua «metà» più battagliera e mette le mani avanti: oggi rassicura «voterò sì all’assestamento» e «in alcune occasioni è probabile che io e la Ciabò non voteremo insieme».