Moratti: «I rigori? Una casualità. Però cinque...»

Lucio dice che anche con Mourinho le direzioni di gara erano contro. Ma lì si vinceva. Uno sfogo che nasce dall’amarezza, continua nel fastidio e sfocia nel timore. Cinque in otto giornate non è male e se prima in corso Vittorio Emanuele commentavano il record di rigori contro con un certo distacco, dopo l’ultimo episodio di Bergamo c’è stata un’escalation di denunce, garbate e anche sottili. É partito Claudio Ranieri, a botta calda: «Ce ne fosse stato uno che dici: ecco, questo sì, questo era proprio rigore». Poi l’Ad Ernesto Paolillo quando mezz’ora dopo si presenta alle telecamere e le canta: «Quando c’è un rigore dubbio contro di noi viene sempre dato, e di questi cinque, di netto mi sembra non ce ne fosse neanche uno. Credo che la classe arbitrale psicologicamente pensa di dover dare i rigori dubbi sempre contro l’Inter, perché magari non darlo le fa credere di aver omesso qualcosa, mentre a darlo non succede niente». È un ragionamento che sembra partire da lontano e fa un po’ da riassunto agli ultimi veleni. A riascoltarlo una seconda volta, fila, e chiarisce il timore maggiore: se così fosse non ci si potrebbe fare proprio niente, una specie di virus che ha contagiato tutta la classe arbitrale. Ieri mattina il presidente Massimo Moratti ha ridotto all’osso il concetto: «Il rigore può anche essere una casualità. Cinque casualità di fila diventano un fastidio».
L’Inter non farà alcun passo, non parla di disegni e tantomeno di complotti: «Niente di così grosso e macchinoso», ha puntualizzato Paolillo. Uno sfogo. E il presidente non vuole che ci sia seguito in un momento ancora caldo e alla vigilia di una partita delicatissima. Nessun passo in federazione, tantomeno in altre sedi, Moratti lo ha ribadito anche al termine del summit avuto ieri pomeriggio in sede con i più stretti collaboratori. Peraltro la direzione di Valeri è stata giudicata da tutti buona, magari su quella di Rocchi non ci sarebbe stata questa unanimità.
E anche l’appunto relativo al rigore assegnato dal guardalinee Ghiandai e non dall’arbitro, non è da leggere come un atteggiamento irriguardoso nei confronti dell’assistente. Ranieri se ne è lamentato, ma il significato è stato poi codificato da Paolillo: un rigore che l’arbitro non si è sentito di assegnare proprio perché era molto dubbio. E nel dubbio è stato fischiato, è questo il timore dell’Inter.