La Moratti: «Incomprensibili i tagli ai miei asili»

da Milano

«Incredibile». Anzi. «È assolutamente incomprensibile». Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, replica duramente al ministro della Pubblica istruzione che due giorni fa ha revocato la parità (e 8 milioni di fondi) alle scuole d’infanzia comunali. La colpa del Comune sarebbe quella di pretendere che i genitori stranieri che vogliono iscrivere i figli all’asilo siano in possesso del permesso di soggiorno (o lo abbiano chiesto) entro il 29 febbraio. Il 9 gennaio il ministro aveva minacciato Palazzo Marino: corregga la circolare e iscriva anche i figli dei clandestini o si scordi i soldi del governo. Il Comune è rimasto sulla propria posizione e Fioroni è passato ai fatti, mettendo a rischio il servizio anche per gli altri cittadini.
«Le scuole d’infanzia non rientrano in quelle dell’obbligo - replica secca la Moratti -, la politica non può imporre delle regole perché questi asili fanno parte dei servizi ai cittadini del Comune». E Milano, sottolinea, fa meglio di altre grandi città e dello Stato: «Abbiamo 170 asili comunali con 21mila bambini, spendiamo 100 milioni l’anno e non ci sono liste d’attesa. Quelli statali sono invece 22, quindi il nostro è un servizio di supplenza allo Stato». La «cosa grave - affonda - è che il ministro ci chiede di discriminare i figli di milanesi e immigrati regolari a favore dei clandestini. Rispondiamo anche ai casi più gravi e difficili, compresi quelli dei bimbi irregolari, ma con i servizi sociali». La Moratti si augura che Fioroni «ci ripensi, stiamo verificando questa nuova diffida e abbiamo dato come sempre la nostra disponibilità a sederci a un tavolo tecnico per affrontare il problema. Ma non ci piegheremo a una politica che favorisce l’illegalità, non sarebbe corretto nei confronti di chi è regolare a tutti gli effetti». Il viceministro della Pubblica istruzione ribatte «proprio la Moratti, in quanto ex ministro, conosce bene la legge 62/2000 che definisce “scuole paritarie” le non statali, comprese quelle degli enti locali, che “a partire dalla scuola d’infanzia” corrispondano agli ordinamenti generali».
Ma anche il presidente diessino della Provincia di Milano, Filippo Penati, critica il ministro: «La soluzione si trova col dialogo, non coi diktat. Non avrei aperto un dibattito con la spada di Damocle del taglio del fondi». La linea del ministro, afferma il presidente dei deputati della Lega, Roberto Maroni, «è insensata, esprimo la mia solidarietà al sindaco. Non si capisce perché il Comune avrebbe dovuto preferire gli immigrati clandestini ai cittadini milanesi». A difenderla è invece il presidente della Commissione istruzione della Camera, Pietro Folena (Prc): «È assolutamente corretta sul piano formale e condivisibile su quello sostanziale. Complimenti al ministro che ha fatto seguire alle parole i fatti concreti».