Moratti: "L’Expo aiuterà a battere la crisi"

Il sindaco di Milano chiede al governo nuove infrastrutture: "La Lombardia può rilanciare l’economia dell’intero Paese". Su Malpensa: "Richieste di voli da tutto il mondo, gli slot vanno sbloccati"

Milano - Per far correre le locomotive servono i binari. E la Lombardia di binari ne ha troppo pochi. I passeggeri non viaggiano, le merci stanno ferme. Un danno per l’economia che rischia di languire. Troppo, in tempi di crisi, secondo il sindaco di Milano Letizia Moratti. Che è anche commissario straordinario per l’Expo 2015 e proprio lì indica la medicina. L’importante è crederci. E soprattutto investire.

Sindaco Moratti, un altro appello al governo?
«Con il governatore Roberto Formigoni e il presidente della Provincia Filippo Penati, abbiamo già chiesto ai ministri Giulio Tremonti e Altero Matteoli un incontro sulle infrastrutture».

E, ovviamente, per chiedere finanziamenti.
«Rispettare gli impegni è un nostro obbligo verso la comunità internazionale. Abbiamo il dovere di realizzare i progetti inseriti del dossier con cui ci è stata aggiudicata l’Expo».

In momenti di crisi, forse le regioni più ricche dovrebbero fare qualche sacrificio.
«L’Expo non è per Milano e per la Lombardia. Bisogna capire che sarà un volano di sviluppo fondamentale per l’intero Paese».
Intanto strade e ferrovie saranno costruite ancora al Nord.
«Ricordo che la Lombardia nel rapporto tra rete viaria e numero di abitanti, è al quattordicesimo posto su venti regioni. E addirittura al diciannovesimo su venti per la rete ferroviaria».

Un grido di dolore.
«La carenza di infrastrutture è una malattia ormai cronica. Sviluppare il trasporto significa lavorare per la competitività di tutte le regioni. Altrimenti perderemo investimenti. E l’Expo è un’occasione straordinaria».

Tira l’acqua al suo mulino?
«Stanno facendo lo stesso in Inghilterra con la prossima olimpiade di Londra. Sono in crisi, hanno perso quest’anno 150mila posti di lavoro e 300mila pensano di perderne il prossimo».

E quindi?
«Hanno deciso di investire nell’evento. Cominciando dallo sviluppo delle infrastrutture, i grandi progetti che fanno bene all’economia del Paese. Un modo per andrae in controtendenza rispetto alla crisi».

Il governo dice che non ci sono soldi, che l’Expo deve trovare risorse alternative.
«Difficile da sostenere. Mi risulta che si stiano per stanziare 19 milioni di euro per opere pubbliche cosiddette prioritarie».

Non le sembra corretto?
«Sinceramente non capisco che cosa ci possa essere di più “prioritario” delle infrastrutture per l’Expo e per la Lombardia. La parte del governo è di solo un miliardo e 900 milioni. Una cifra indispensabile perché senza collegamenti l’esposizione non potrà essere motore di sviluppo il Paese».

Lei parla di Paese, ma i 29 milioni di visitatori in sei mesi dell’Expo arriveranno a Milano.
«Non è così. Ho già stretto accordi con quaranta città d’Italia, da Firenze a Trieste, fino a Palermo. Tutti avranno benefici, turisti e ricadute economiche».

Si parla di 44 miliardi di euro per le imprese.
«Grandi, ma soprattutto piccole. A beneficiarne sarà l’intero tessuto produttivo. Con moltissimi posti di lavoro in più».

A proposito di posti di lavoro e infrastrutture, la vicenda Alitalia paralizzando gli aeroporti.
«Nel rispetto assoluto delle trattative, dico che in questa vicenda da un lato ci sono le oggettive difficoltà, dall’altro delle opportunità che non stiamo sfruttando».

Spieghi.
«Malpensa è una risorsa straordinaria che non viene valorizzata. I voli settimanali Alitalia sono scesi da 1.238 ad appena 153, quelli quotidiani interni da 15 a 2, quelli Schengen da 48 a 9, quelli extra Schengen da 26 a 9».

Una scelta.
«Certo. Ma non è una scelta impedire che Malpensa si possa sviluppare. Che possa rispondere alle tante richieste che ci arrivano dalle compagnie straniere. Già 30 Paesi ci chiedono di poter operare, Giappone, Russia, Hong Kong, Canada, Bahrein, tutta l’America latina».

Lei cosa chiede?
«Che nella Finanziaria ci sia un emendamento che ci dia la possibilità di concedere autorizzazioni temporanee in attesa di rinegoziare accordi bilaterali».

Non aiuti, ma solo possibilità di far volare chi lo chiede?
«Certo. Abbiamo opportunità e risorse straordinarie che non stiamo sfruttando e che sarebbe sufficiente lasciare libere. Noi investiremo quasi un miliardo di euro nella Sea, la società che gestisce gli scali lombardi».

Significa «mollare» Alitalia.
«Significa capire che non esiste solo Alitalia. Che non possiamo permetterci di diventare un Paese che non governa la politica dei trasporti. Stiamo distruggendo un valore per l’Italia e rischiamo di diventare sudditi di altri. Se ne ricordi Cai o chi tratterà con le compagnie straniere, non dobbiamo diventare sudditi di nessuno. Il nostro Paese deve avere la sovranità del proprio trasporto aereo».

Parlando di autonomia, pensa che il federalismo possa essere una buona opportunità?
«Inutile parlare di federalismo se non risolviamo questi problemi. Senza infrastrutture lombarde e valorizzazione di Malpensa, non so proprio di quale federalismo si stia parlando».