Moratti: «Lauzi, colonna sonora per Milano»

Se n’è andato in silenzio. E quasi in silenzio Milano lo ha salutato. Una cerimonia raccolta a poche ore dalla scomparsa annunciata solo ieri mattina dai familiari. La chiesetta è quella raccolta di un borgo di campagna vicino alla casa dove lui, genovese di nascita, aveva scelto di vivere. San Bovio, frazione di Peschiera Borromeo a pochi passi dall’Idroscalo. Poche persone, la moglie Giovanna, il figlio Maurizio, gli amici, qualche collega e i vicini arrivati per l’ultimo addio. Di legno chiaro e semplice semplice la bara, coperta di rose bianche e fiori di campo azzurri. Tra i banchi Franco Cerri, Alberto Radius, Fabio Treves, Silvia Annichiarico. «Il dono dell’arte - le parole di don Andrea - è uno dei pochi strumenti che abbiamo per avvicinarci all’eternità». «Milanese d’adozione», ricorda Letizia Moratti, «una colonna sonora della nostra città». «Grande chansonnier - aggiunge il sindaco -, ma anche un grande uomo che non ha temuto di esporsi. Di mostrare la propria fragilità, la propria malattia mettendola al servizio di una campagna di sensibilizzazione contro il morbo di Parkinson. Non ha mai perso la sua proverbiale ironia, riuscendo a sdrammatizzare e a donare coraggio a quanti sono colpiti da questa patologia. Lauzi rimarrà sempre nei nostri cuori, con le sue melodie, con i suoi testi originali, con le sue indimenticabili canzoni d’amore».