Moratti: «Al lavoro con le associazioni» Don Piero: «Più spazi di aggregazione»

Lavorare fianco a fianco alle associazioni del territorio e alle parrocchie per costruire una via Padova nuova. Così il sindaco Moratti, a quattro giorni dagli scontri e dalle violenze seguite all’omicidio di un giovane egiziano, ha deciso di mettere i mattoni della nuova integrazione. «Non è giusto ridurre l’immagine di via Padova all’episodio di sabato - le parole di Letizia Moratti -. Via Padova è ricca di realtà associative, commerciali, umane, sociali che quotidianamente operano per il quartiere che amano. Ricominciamo allora insieme a costruire qualcosa con le realtà che animano via Padova». Sono infatti 40 le associazioni culturali, etniche e non, sportive, musicali, linguistiche, attive lungo i 5 km della strada a nord di Milano, 13 le parrocchie. Martedì sera il sindaco e l’assessore alle Politiche sociali, Mariolina Moioli hanno incontrato don Piero della parrocchia di San Giovanni Crisostomo, comunità interetnica di 6mila fedeli, modello di integrazione, frequentata da famiglie di diverse culture, origini e religioni. Cosa si può fare? «Lavorare sul duplice piano dell’ordine e della educazione alla convivenza - risponde don Piero -. Nelle scuole del quartiere infatti i bambini si conoscono per nome e non per nazionalità, così i genitori. Le parole del ministro Maroni, che ha sottolineato come la soluzione non sia da ricercarsi solo nell’ordine, vanno in questa direzione». Il punto debole del quartiere? «Mancano nella zona adeguati punti di riferimento, spazi di aggregazione, luoghi di ritrovo, campi sportivi. Così come servirebbero gli educatori di strada che nei quartieri difficile svolgono un lavoro fondamentale: come il lievito agiscono da dentro, insegnando la cultura del rispetto e dell’ integrazione». Per la buona riuscita di un piatto tutti gli ingredienti sono fondamentali: musica, sport, ascolto, spazi comuni: tutto serve per costruire l’integrazione. «I muri da soli non bastano: non sono sufficienti spazi nuovi, servono le persone che li animino».
Dal dialogo tra don Piero e il sindaco, dalle risorse del territorio e dell’amministrazione, ecco cucinata la ricetta per via Padova: grazie a nuovi spazi, che il Comune potrebbe mettere a disposizione del quartiere, si potrebbe potenziare l’azione delle associazioni, alcune addirittura senza sede. Fondamentale però la creazione di una vera e propria rete tra le realtà territoriali: «Le associazioni dovrebbero essere aiutate e supportate dall’amministrazione, organizzate in progetti organici e non abbandonate tra 4 mura».
«C’è un lavoro che va fatto per rinforzare un tessuto sociale che c’è» ribadisce il sindaco che ha annunciato «proseguirò gli incontri con le associazioni e poi naturalmente andrò anche in via Padova».