Moratti mette in riga Della Valle e Garrone

Franco Ordine

Massimo Moratti non lascia. Anzi raddoppia, sui diritti tv, con un secondo intervento in 24 ore, ancor più appuntito del precedente, se possibile, evento raro nelle abitudini del patron nerazzurro che risulta da sempre, ma dietro le quinte, il più feroce difensore dei legittimi guadagni del suo club. Moratti questa volta mostra una disponibilità formale al negoziato ma coglie l’occasione di un paio di microfoni per rispondere per le rime sia a Garrone che a Della Valle che l’accusano di «cannibalizzare» le risorse del sistema calcio. Lo fa in modo felpato, nel suo stile, mostrando una grinta mai avvertita prima, tira fuori gli artigli insomma. «Bisogna trovare un accordo ma non mi stupirei che le cose andassero avanti come prima, su questa questione gli interessi sono veramente tanti ma vorrei precisare che non siamo noi che andiamo a cercare un’offerta. Semmai è stata fatta un’offerta a tre società che rappresentano il 75% dei tifosi e quindi vengono valutate diversamente. Non posso rifiutare queste proposte» è il pensiero di Moratti in perfetta sintonia con Juventus e Milan, e anche con Roma e Lazio che fanno parte della cordata anti-Della Valle. La risposta a Garrone, in questo caso, è ancora più tagliente, sottile: «Si fanno dei sacrifici economici e io mi metto tra quelli che li fanno: non è che non si debba essere ripagati». Neanche Zamparini se la cava. Senza mai citarlo, Massimo Moratti gliele canta chiaramente: «Se qualcuno non intende fare sacrifici e pensa comunque di dover essere ripagato, beh allora in questo caso non c’è parità». Il pensierino dedicato a Della Valle è un secco no a rompere il fronte con Juve e Milan. «Con tutta la simpatia, l’amicizia e la stima che posso avere per lui, posso dire che questa situazione risponde esattamente a quelli che sono i doveri dell’Inter». Il finale è una dimostrazione di tifo aperto per l’attuale status. «Non sarebbe illegale andare così, con i diritti soggettivi» la chiosa.
Dal palcoscenico di Firenze, Diego Della Valle, prima se la cava con una battuta rivolta a Berlusconi («per la querela mi farò prestare uno dei suoi avvocati»), poi punta sulla Lega calcio («se ci fosse la volontà, basterebbero 10 minuti per ristabilire le regole»), infine sferra un attacco a Sky, «ho scoperto che c’è un network potentissimo che decideva tutto quello che c’è da decidere nel calcio, le tre società hanno preferito fare accordi col network anziché girarsi indietro e fare accordi con gli altri». Prima di chiudere con un paragone di dubbio gusto: «Il calcio è come il maiale per il contadino, ma il maiale è nostro». Da Milanello Adriano Galliani ha marcato la sua distanza polemica da Della Valle e segnalato la sua stima nei confronti di Silvio Berlusconi. «Non sono un suo dipendente, l’ho conosciuto nel ’79 quando avevo l’Elettronica industriale. Berlusconi non è un bugiardo, è uno leale e una persona straordinaria per quello che ha realizzato nella sua vita» la frase che vale come la fine di ogni dialogo, i rapporti telefonici tra i due sono stati interrotti ufficialmente venerdì pomeriggio dopo gli insulti e le ingiurie riservate al premier.
Per capire quanto valga il maiale, secondo Diego Della Valle, basta prendere nota della cifra che lui e i suoi sodali Garrone e Zamparini vorrebbero sfilare a Juve, Inter e Milan. Si tratta di una bella sommetta: 100 milioni di euro tondi tondi, citata impunemente nei colloqui telefonici. Chi sa fare di conto, e non dev’essere un cattedratico, capisce al volo che il sacrificio richiesto ai tre club non è minuscolo: ognuno dovrebbe “tassarsi“ di 33 milioni di euro, oltre alla cifra già passata per la doppia mutualità riconosciuta a serie B e serie A. A leggere dietro le semplici cifre, il sacrificio richiesto metterebbe nelle condizioni il Milan e l’Inter, la stessa Juve che pure ha un bilancio più sano, di coprire un buco improvviso di 60 miliardi di vecchie lire, quindi perdere competitività sul piano europeo con le grandi armate. E da via Turati non nascondono le conseguenze sul piano concreto. «Dovremmo vendere Kakà, che è il più richiesto sul mercato, per colmare il “buco”» la precisazione. Perciò la battaglia contro ogni tentativo di esproprio sarà feroce. Non escluso il coinvolgimento delle tifoserie «che devono essere messe al corrente della posta in palio». E il ricorso ai tribunali ché, come hanno ricordato in molti esperti, non ci sarà nessuna legge che possa imporre alle tre grandi di vendere collettivamente i diritti delle proprie partite.